Riceviamo e pubblichiamo una riflessione da parte del prof. Carmelo Mirisola, docente e responsabile nazionale IRC dell’Anief:
“L’ora di religione cattolica (IRC) registra da alcuni anni un lieve calo delle adesioni, soprattutto nelle scuole superiori e nelle regioni del Nord Italia, mentre al Sud le percentuali restano ancora elevate. Il fenomeno è legato alla crescente secolarizzazione, alla maggiore presenza di culture e religioni diverse e ai profondi cambiamenti che stanno interessando la scuola italiana.
La secolarizzazione ha portato molti giovani a conoscere meno la pratica religiosa cattolica e, di conseguenza, anche una parte del patrimonio culturale e storico del nostro Paese, contribuendo a una forma di analfabetismo religioso. Allo stesso tempo, la crescita dell’immigrazione ha reso le classi sempre più multiculturali, rendendo necessario un approccio aperto al dialogo e al confronto.
L’IRC, però, non è frequentato soltanto da studenti cattolici. Vi partecipano anche studenti non cattolici e stranieri, che possono conoscere attraverso questa disciplina una parte importante della storia, della cultura e delle tradizioni italiane. In questo senso, l’insegnamento della religione può rappresentare anche uno strumento di conoscenza e di confronto all’interno di una scuola sempre più diversificata.
Il dibattito sul calo delle adesioni non dovrebbe quindi trasformarsi in una nuova polemica ideologica. La scuola italiana deve infatti affrontare problemi importanti, come il precariato dei docenti di religione, per il quale da anni non si trova una soluzione adeguata nonostante i due concorsi celebrati, gli stipendi dei docenti, spesso non sufficienti rispetto al lavoro svolto, l’inflazione e gli effetti della denatalità, che incidono notevolmente sulla riduzione delle classi in tutta la Penisola.
In questo contesto assume particolare importanza il recente documento della CEI, che valorizza l’IRC come spazio di cultura, dialogo e formazione e sottolinea il ruolo del docente di religione come mediatore culturale. L’insegnante può aiutare gli studenti a conoscere le proprie radici e, allo stesso tempo, a confrontarsi con culture e tradizioni diverse.
L’ora di religione non dovrebbe quindi essere considerata semplicemente come una disciplina aggiuntiva, ma come un’opportunità per conoscere le radici storiche e culturali dell’Italia e dell’Europa. La conoscenza del cristianesimo aiuta infatti a comprendere molti aspetti dell’arte, della letteratura, della storia e delle tradizioni del nostro Paese.
In una scuola sempre più multiculturale, valorizzare l’IRC significa anche favorire il dialogo, il rispetto delle differenze e la conoscenza reciproca. Il calo delle adesioni merita certamente una riflessione, ma la risposta non può essere la contrapposizione: occorre investire nella qualità dell’insegnamento e in modalità didattiche capaci di coinvolgere le nuove generazioni.
Conoscere le proprie radici e imparare a dialogare con chi ha culture e convinzioni diverse può rappresentare una risorsa importante non solo per la scuola italiana, ma per l’intera società”.