Ancora qualche settimana, poi la campanella inizierà a suonare e per gli alunni sarà tempo di ritornare tra i banchi di scuola. Anche quella attuale è un’estate impegnativa dal punto di vista economico per quei genitori che, alla chiusura della scuola, devono continuare a lavorare e trovare una soluzione per i figli. I centri estivi, le attività sportive e i corsi rappresentano un costo non da poco per loro.
Secondo un questionario promosso da un gruppo di genitori di Padova e riportato da ‘Virgilio scuola’, quasi un genitore su due spende in media tra i 100 e i 200 euro a settimana per accudire i figli durante la pausa estiva da scuola. Oltre uno su cinque supera i 200 euro con costi che possono dunque variare tra i 400 e gli oltre 1.000 euro mensili, un vero e proprio salasso.
Un problema significativo che molti genitori faticano a gestire. Per questo il gruppo Padova Scuola Aperta presenterà i dati del questionario, coinvolgendo genitori e istituzioni, provando a coinvolgere la Regione.
Si parla spesso della possibilità di ristudiare il calendario scolastico: va modificato per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, oltre che delle famiglie? Il 72,26% degli insegnanti dice no. Il dato emerge da un sondaggio online della Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato centinaia di addetti ai lavori che operano in ambito scolastico, tra cui anche dei genitori di studenti.
La scuola è destinata quindi a rimanere immobile ai cambiamenti sociali? Al momento pare di sì, nonostante c’è chi si batte da tempo per cambiare il calendario scolastico. Questo è il caso del duo di mamme attiviste Mammadimerda, che anni fa ha lanciato una petizione che chiede l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extra scolastiche e conseguente rimodulazione delle pause durante l’anno.
Le attiviste, presenti all’evento “Il tempo della scuola. Più opportunità per tutti e per ciascuno” organizzato dal Partito Democratico, hanno ribadito le loro idee, replicando alle obiezioni che spesso vengono poste alla loro proposta: “Il caldo? C’è troppo caldo e ce ne sarà sempre di più, bisogna pensare a una soluzione”.
“Non chiediamo più giorni di frequenza ma chiediamo di redistribuirli. Quando la scuola chiude bisogna rimpiazzare i docenti con gli educatori con proposte formative. Abbiamo riscontrato terrore da parte di docenti e genitori”, ha detto Francesca Fiore.
La sua socia Sarah Malnerich ha aggiunto: “Il problema riguarda le donne, il modello non esiste più, lo abbiamo ereditato dall’epoca in cui le madri stavano a casa. Il sistema si comporta come se fosse ancora così. Ogni estate il sistema chiede alle famiglie e alle donne di coprire di tasca propria un vuoto. Adattare gli edifici scolastici diventa un’emergenza, è già tardi”.
Secondo gli ultimi dati forniti da Eurydice, relativi all’anno scolastico 2025/2026, l’Italia è al primo posto dei Paesi europei per numero di giorni di vacanze estive (97 giorni) e all’ultimo per numero di giorni di pausa durante l’anno (15).
Già nel 2023 il rapporto Eurydice dal titolo “The organisation of school time in Europe” denunciava la stessa cosa: nella maggior parte dei sistemi educativi europei, gli studenti hanno a disposizione, durante il periodo estivo, tra le 8 e le 12 settimane di vacanza: si va dalle non più di 8 settimane nella Comunità francese del Belgio, in Danimarca, in alcuni Länder tedeschi, Francia, Paesi Bassi, alcuni cantoni svizzeri, Liechtenstein e Norvegia, fino a periodi di vacanza superiori alle 12 settimane in Irlanda, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Albania, Islanda e nella maggior parte delle regioni italiane.