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20.03.2026

Selezioni di “istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana” in palestra, la scuola di Pontedera replica: “Accuse gravi e infondate”

Arriva la replica della scuola di Pontedera accusata dall’Osservatorio contro la militarizzazione di aver trasformato gli spazi dell’istituto in “scenari di addestramento e propaganda in divisa”, ospitando la selezione di “istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI)”.

“Le accuse diffuse in questi giorni dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e riprese da alcuni organi di stampa, che parlano di una presunta “deriva autoritaria” e militarista all’interno dell’Istituto Comprensivo, suscitano nella scrivente profondo sdegno e ferma indignazione“, scrive la dirigente scolastica Manuela Franza. “Si tratta di affermazioni gravi, infondate e costruite su una ricostruzione completamente distorta dei fatti, oltre che su una evidente incomprensione delle norme che regolano il funzionamento delle istituzioni scolastiche”.

“È necessario chiarire senza alcuna ambiguità che l’Istituto Comprensivo Pacinotti non ha autorizzato, promosso né organizzato l’iniziativa citata relativa alla selezione di istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI)”, prosegue la nota. “Tale attività non rientra tra quelle previste o deliberate nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’Istituto. Gli edifici scolastici non sono di proprietà dell’Istituto Comprensivo Pacinotti, l’ente proprietario ne gestisce l’utilizzo al di fuori degli orari e dei giorni di attività didattica. Pertanto l’eventuale concessione degli spazi in tali fasce temporali non rientra nelle competenze della scuola, che risulta quindi totalmente estranea all’iniziativa contestata. Parimenti grave è la rappresentazione fornita della delibera n. 4 del Consiglio di Istituto, definita impropriamente come una “delega in bianco” alla Dirigente. Tale affermazione è semplicemente falsa. La delibera in questione ha esclusivamente lo scopo di snellire le procedure amministrative, fermo restando che tutte le attività, comprese quelle rientranti nella suddetta delibera, devono essere deliberate dagli altri organi collegiali competenti e rientrare nel quadro del PTOF d’Istituto”.

“È inoltre opportuno precisare che la sottoscritta non era in assegnazione a questo Istituto nel periodo in cui tale delibera fu adottata”, si legge ancora. “Ciò nonostante, ritiene doveroso difendere con fermezza l’operato del Consiglio di Istituto, che ha agito nel pieno rispetto delle proprie competenze istituzionali. Colpisce e indigna il tentativo di gettare discredito su una comunità educante composta da docenti, personale scolastico, famiglie che ogni giorno opera con responsabilità, professionalità e dedizione per garantire il benessere, la crescita e il successo formativo degli studenti, nel pieno rispetto degli obiettivi pedagogici e delle norme che regolano il sistema scolastico. L’Istituto ha operato — e continuerà a operare — nel rigoroso rispetto delle leggi, delle procedure amministrative e delle deliberazioni degli organi collegiali, sempre nel solco della propria missione educativa, fondata sul rispetto dei valori pedagogici e morali, universalmente condivisi, che rappresentano un presidio irrinunciabile di crescita, libertà e responsabilità per ogni studente e per l’intera comunità. Per questo motivo risultano particolarmente inaccettabili accuse che non solo non trovano alcun riscontro nei fatti, ma che finiscono per danneggiare l’immagine e la reputazione della scuola”.

È doveroso aggiungere la seguente riflessione“, aggiunge la dirigente. “Risulta paradossale che un organismo che richiama valori alti e universalmente condivisi, quali la pace e la non militarizzazione delle scuole — e, conseguentemente, la fratellanza e il dialogo — adotti, nei fatti, modalità che alimentano il conflitto istituzionale attraverso polemiche sterili, infondate e potenzialmente diffamatorie, arrecando un danno concreto all’immagine e alla reputazione dell’intera comunità educante. Sorprende che un organismo che annovera tra le proprie organizzazioni fondatrici anche rappresentanze sindacali sembri non conoscere – o forse non rispettare – le basilari regole di una corretta comunicazione istituzionale. Non risulta pervenuta a questa Dirigenza alcuna richiesta preventiva di confronto, chiarimento o informazione in merito all’argomento oggetto di contestazione. L’Osservatorio ha invece scelto di agire unilateralmente, attraverso una modalità comunicativa che appare impropria e arrogante, trasmettendo un comunicato alla scrivente e, contestualmente, agli organi di stampa. Tale comportamento, oltre a risultare imbarazzante nei toni e nei contenuti, contraddice apertamente i principi di dialogo e composizione pacifica che lo stesso Osservatorio dovrebbe promuovere”.

“Ne consegue l’impressione di un agire incoerente: si predicano valori condivisibili, ma non si mettono in atto le procedure necessarie per una gestione rispettosa e costruttiva delle situazioni”, è la considerazione. “Al contrario, la scelta di bypassare ogni forma di interlocuzione diretta ha di fatto chiuso ogni spazio di dialogo, configurandosi come una modalità conflittuale, lontana dallo spirito di collaborazione che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra istituzioni e soggetti del territorio. Tale evidente incoerenza tra i principi dichiarati e le azioni concretamente poste in essere non può che essere stigmatizzata con fermezza: non si promuove la cultura della pace attraverso la delegittimazione delle istituzioni, né si educa al dialogo scegliendo la via della contrapposizione e della disinformazione. Pertanto, di fronte a una polemica costruita su presupposti errati e su una lettura gravemente superficiale delle procedure amministrative scolastiche si ritiene non solo opportuno, ma doveroso, chiedere pubblicamente all’Osservatorio di formulare le proprie scuse nei confronti della comunità scolastica tutta – bambini, genitori, docenti e personale ATA – che è stata ingiustamente esposta e, di fatto, offesa da accuse prive di fondamento e diffuse in palese violazione delle corrette regole di comunicazione istituzionale e del rispetto dovuto alle persone coinvolte”.

“In coerenza con i valori educativi che ispirano l’azione quotidiana dell’Istituto”, conclude la nota, “si richiama infine il pensiero di Nelson Mandela. ‘L’educazione è l’arma più potente che ci possa essere per cambiare il mondo’. La Dirigente Scolastica, rinnova il proprio impegno a tutela della comunità educante e dei valori che la ispirano”.

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