La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l’amministrazione del presidente Donald Trump potrà attuare il progetto di licenziamento di massa all’interno del dipartimento dell’Istruzione, come del resto è scritto nell’ ordine esecutivo che chiude il dipartimento federale dell’Istruzione e demanda completamente ai singoli stati la gestione del sistema scolastico.
Dura lex, sed lex, nonostante il piano del Tycoon fosse stato bloccato da un tribunale di grado inferiore, contro cui l’amministrazione aveva fatto ricorso, mentre ora, con questa decisione della Corte, molti dei 4mila dipendenti saranno immediatamente sottoposti a licenziamento.
Come è noto, durante la sua prima presidenza, Trump si era già adoperato per chiudere il dipartimento dell’Istruzione, ma non aveva avuto l’appoggio necessario dal Congresso, mentre ora, con questa nuova legislatura, la decisone non ha avuto più ostacoli di sorta, dal momento che lui e buona parte del Partito Repubblicano sono ostili al dipartimento dell’Istruzione, accusato di adottare programmi educativi che promuovono le comunità LGBTQ+. Ma non solo. Adottano testi di autori neri, di immigrati, contestando la cultura cosiddetta W.A.S.P (White Anglo-Saxon Protestant).
Bisogna in ogni caso sottolineare che tre dei nove giudici della Corte Suprema, quelli che hanno posizioni progressiste, hanno firmato un documento in cui si dissociano dalla decisione presa a maggioranza e la criticano, parlando di “grave minaccia alla separazione dei poteri prevista nella Costituzione” e definendo “indifendibile” la scelta dei colleghi di permettere a Trump di smantellare un’agenzia federale attraverso un ordine esecutivo invece che passare per un voto del Congresso a larga maggioranza, come sarebbe previsto.
Tuttavia, gli Stati Uniti, nell’era Trump, si trovano in una situazione particolare: il Congresso è controllato dai Repubblicani e la Corte Suprema ha una maggioranza di giudici conservatori. “Questo non sarebbe inusuale, se non fosse che il livello di controllo che Trump esercita su questi due istituzioni è estremamente elevato”, e dunque la democrazia, la separazione dei poteri e le libertà costituzionali sembrano fare acqua da troppe falle.
Infatti, scrivono gli esperti di cose americane, l’influenza di Trump sul Congresso è fortissima, soprattutto perché il presidente ha troppa presa sull’elettorato Repubblicano, tanto da potere determinare chi dovrà essere eletto deputato o senatore, facendo sì che attualmente, per i Repubblicani che dominano il Congresso, compiacere Trump è di gran lunga più importante di votare secondo coscienza e legge.
La Corte Suprema è più indipendente del Congresso, ma la maggioranza schiacciante dei giudici della Corte è di orientamento conservatore, e ideologicamente vicina a Trump: sei su nove, di cui tre nominati proprio da lui.
Per questo negli ultimi mesi l’amministrazione ha portato davanti alla Corte casi di attribuzione dei poteri costituzionali, e molto spesso la Corte ha dato ragione al presidente.