Piano Casa si parte: dopo essere diventato legge lo scorso 1° luglio, con l’approvazione definitiva al Senato, con 106 a favore e 62 contrari, con cinque giorni di anticipo rispetto ai termini per la scadenza della conversione, a settembre ci saranno importanti novità.
Il Piano, secondo Il Sole 24 Ore, entra nella sua fase operativa a settembre 2026 con la pubblicazione di un primo bando da 700 milioni di euro finalizzato alla riqualificazione e ristrutturazione degli alloggi popolari inutilizzati perché inagibili. Gestito da Invitalia in raccordo con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il bando distribuirà i fondi alle Regioni sulla base della consistenza del patrimonio di edilizia residenziale pubblica calcolato sull’ultimo censimento del 2021.
Attraverso circa 61.300 piccoli interventi di adeguamento sugli immobili e sugli impianti, si punta a recuperare rapidamente questi alloggi per assegnarli immediatamente alle oltre 300mila famiglie in graduatoria, accelerando lo scorrimento delle liste ed evitando il rischio di occupazioni abusive. A questa prima fase si affiancherà successivamente un secondo bando da 270 milioni di euro, con modalità ancora da definire, interamente dedicato all’edilizia residenziale sociale.
La gestione finanziaria prevede pagamenti legati allo stato di avanzamento dei lavori (Sal) erogati ai Comuni, alle aziende casa e agli enti in house, con un anticipo iniziale del 15% e l’obbligo di avviare i cantieri entro luglio, a pena di revoca dei fondi. Il cronoprogramma mira a completare una prima quota del 15% degli alloggi entro marzo, per poi concludere l’intero programma entro il 2027 o, al massimo, entro il primo semestre del 2028. Parallelamente, il secondo pilastro del Piano vede l’attivazione del Fondo housing coesione da 100 milioni di euro gestito da Invimit Sgr; questo strumento, integrando risorse europee regionali e capitali privati, opererà sul mercato per offrire soluzioni abitative sostenibili a favore della “fascia grigia” della popolazione, ovvero coloro che non rientrano nei requisiti dell’edilizia pubblica ma non possono comunque permettersi i prezzi del libero mercato.
Lo scorso 26 maggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta nell‘assemblea di Confindustria 2026, ne ha parlato nuovamente. Si tratta del decreto legge, il 66 del 2026, che è stato presentato in prima lettura alla Camera il 7 maggio. Lo stesso giorno è stato assegnato alla Commissione VIII Ambiente. La fiducia sul decreto è arrivata la scorsa settimana.
Tra le novità più rilevanti, come scrive Il Sole 24 ore, si prevede l’accesso agli immobili a canone calmierato esteso anche ai dipendenti pubblici: insegnanti, forze dell’ordine e personale sanitario.
In particolare è stato approvato un emendamento (1.31) all’articolo 1 del decreto. Eccone il testo: “al comma 2, dopo le parole: lavoratori fuori sede, aggiungere le seguenti: sia privati sia pubblici, con particolare riferimento al personale scolastico, sanitario, delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate”.
Il comma 2, in particolare, identifica le principali finalità sociali del Piano Casa, delineando i destinatari prioritari. Con l’emendamento, sono stati considerati ufficialmente i docenti e anche tutto il personale scolastico.
Poi, al fondo per i fuori sede saranno dedicati 8,5 milioni nel 2026. Serviranno a sostenere gli studenti appartenenti a un nucleo familiare con un indice della situazione economica equivalente non superiore a 20mila euro e che non usufruiscono di altri contributi pubblici per l’alloggio. La misura, sostenuta sia dalla maggioranza che dall’opposizione, fa riferimento a un plafond istituito nel 2021.
Il 30 aprile, nella conferenza stampa dedicata al nuovo Piano casa, la premier ha parlato degli insegnanti, annunciando che il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri introdurrà sistemi di edilizia a prezzi calmierati.
Ecco cosa ha detto la premier sul caso specifico dei docenti, come riportato da SkyTg24: “Facciamo il caso di un insegnante che ha uno stipendio netto di 1700 euro al mese. Fa fatica a pagare un mutuo in alcune grandi città. A Milano per un appartamento di 42 metri quadri paga mediamente più di mille euro al mese, significa un’incidenza del 63% sullo stipendio. Stessa cosa per quanto riguarda l’affitto”.
“Domani con il meccanismo che abbiamo previsto lo stesso insegnante arriverà a risparmiare almeno 350 euro al mese di mutuo, ossia 4200 euro all’anno in più, più di due mensilità di stipendio”, ha concluso.
Dieci miliardi in dieci anni per mettere a disposizione 100 mila case popolari o a prezzi calmierati. Il Piano Casa, presentato dal governo il 30 aprile, dovrebbe rispondere all’emergenza abitativa italiana, come riportaIl Corriere della Sera.
Il vicepremier e ministro, Matteo Salvini, dice che entro dodici mesi dovranno essere resi disponibili 60 mila alloggi popolari al momento inutilizzabili o inagibili.
A sovrintendere sarà nominato un commissario. L’obiettivo è indicato dallo stesso Salvini «in 12 mesi intendiamo fare avanzare 60 mila famiglie in graduatoria e riassegnare loro una casa rimessa a nuovo». Inoltre, si realizzerà un programma per la locazione a lunga durata degli immobili assegnati, con la facoltà di riscatto predefinita (rent to buy).
Semplificazioni e percorsi burocratici più veloci in cambio di edilizia a prezzi calmierati. Un cardine del Piano Casa poggia sul ruolo dei privati nella realizzazione di alloggi e appartamenti (100 mila in 10 anni) a valori inferiori a quelli di mercato, rendendoli accessibili alle fasce di reddito medio basso. Anche qui sarà nominato un commissario.
La premier Giorgia Meloni ha spiegato che a fronte di corsie semplificate i costruttori dovranno «garantire su 100 alloggi costruiti che almeno 70 siano di edilizia convenzionata. Riteniamo che il prezzo di vendita o di affitto sia scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato». Per quanto riguarda l’edilizia a prezzi calmierati sarà previsto il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai (per esempio atto di compravendita e mutuo).
Il Piano, a quanto dice Meloni, si rivolge proprio a un ceto medio fatto di “persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano”, una “zona grigia” fatta di “tantissime persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano, ma che sono troppo ‘benestanti’ per accedere alle graduatorie delle case popolari e troppo ‘povere’ per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare”.
Sono loro, ha ribadito la premier, “i primi destinatari” della misura. “Parliamo sostanzialmente – ha chiarito – di giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità e di tutti quei cittadini che non riescono a tenere il passo coi valori di un settore del mattone che, negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città, ma non solo, è esploso”.