Intervenendo al Meeting di Rimini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto una dichiarazione che dovrebbe far pensare: “Sull’educazione non dobbiamo avere timore a trovare gli strumenti che assicurino alle famiglie di esercitare pienamente la libertà educativa: l’Italia è rimasta l’ultima nazione in Ue senza una effettiva parità scolastica,credo sia giusto ragionare sgombrando il campo da pregiudizi ideologici”.
Peraltro già poche ore prima il ministro Valditara aveva detto che di questo tema aveva parlato qualche settimana fa con Giorgetti, il ministro dell’economia aggiungendo che la questione sarà affrontata con la dovuta attenzione nella ormai imminente legge di bilancio.
Come vanno lette queste parole?
Ci sono due possibili ipotesi.
La prima è che davvero Giorgia Meloni stia pensando di modificare in modo strutturale il finanziamento del sistema scolastico, facendo riferimento al costo pro capite per studente distribuendo le risorse disponibili tra sistema statale e sistema paritario: sarebbe una autentica rivoluzione e forse è quello che si è augurata la platea del Meeting, da sempre vicina all’area cattolica e a Comunione e Liberazione in particolare.
Non a caso suor Monia Alfieri, da sempre sostenitrice di questo meccanismo, è subito intervenuta per mostrare il proprio apprezzamento.
Ma è un sistema complesso e anche molto oneroso.
L’altra ipotesi è che, in attesa di una riforma complessa, strutturale e costosa, con la prossima legge di bilancio venga aumentato il finanziamento alle paritarie inserendo però un “codicillo” che faccia intravvedere qualche possibilità di attivare in futuro il sistema del “buono-scuola”.
Resta il fatto che se adesso a parlare di questo sia la presidente Meloni vuol dire dire che sul tema c’è la volontà del Governo di intervenire senza ulteriori indugi.
E’ probabile che secondo il Governo le iniziative di Valditara sul divieto di smartphone e sulla maggior severità nei confronti degli studenti indisciplinati non siano particolarmente “appetibili” per il proprio elettorato che forse gradirebbe misure più “di sostanza”.
Teniamo anche conto che il Governo Meloni ha superato la metà del mandato e il tempo scorre molto veloce: per realizzare il programma ci sono a disposizione ancora due leggi di bilancio e non di più.
Se davvero Meloni, Salvini e Tajani vogliono mantenere fede alle “promesse” fatte in campagna elettorale in materia di politica scolastica dovranno prendere in mano con vigore la situazione, lasciando un po’ da parte smartphone, voto di condotta, calligrafia, corsivo, grammatica, “piccola vedetta lombarda” e “rosa, rosae” per i ragazzini della “scuola media” e concentrarsi su misure un po’ più impegnative.
Una misura per la verità ci sarebbe e potrebbe riguardare il superamento strutturale del precariato; misura che però richiederebbe investimenti eccezionali, probabilmente non alla portata delle casse dello Stato (secondo diverse stime servirebbe forse almeno un miliardo e mezzo); peraltro una misura del genere sarebbe certamente apprezzata dal mondo della scuola ma forse non altrettanto dall’elettorato di centro-destra.
Ed ecco allora che potrebbe essere utile inserire nelle prossime due leggi di bilancio qualche provvedimento non troppo costoso che possa evidenziare l’attenzione e l’interesse del Governo per la scuola. E che non si limiti al corsivo e alla “piccola vedetta lombarda”.