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PRÈSIDI O PRESÌDI? 

Gli accenti non sono solo parte della fonologia, in molti casi svelano dinamiche, se non filosofie, molto potenti, sebbene poco appariscenti. In un mondo dove tutto è esposizione, forma, apparenza, spesso manipolazione, ciò che conta davvero viene in qualche modo nascosto, spesso nelle parole, quanto di più svalutato e in disarmo nell’attuale panorama politico e culturale. 

Per decenni il Preside ha avuto un’esperienza pregressa in aula, aveva insegnato, spesso per periodi lunghi, prima di dirigere i suoi stessi ex colleghi. Oggi il Preside, non a caso chiamato “dirigente scolastico” è diventato un “presidio amministrativo” lontanissimo dalla didattica e dall’esperienza in classe, perché, pur avendola praticata e non sempre a sufficienza, la dimentica sistematicamente, non per volontà, ma per portato di un mestiere che ormai è altro, è burocrazia, è public relationship, è marketing aziendale. Crediti, debiti, contratti, bilanci, appartengono a un linguaggio che nulla ha a che vedere con la scuola, con la didattica, con quell’empatia che si tira in ballo ogni due per tre come maquillage, spesso esagerato fino alla volgarità. 

Ma forse c’è anche di più e peggio. In ogni azienda chi comanda davvero è chi tiene i cordoni della borsa: in una scuola questa figura è il DSGA, che spesso si avvale, oltre che del personale non docente, di quello “staff” del Dirigente che spesso resta stabile mentre i Prèsidi cambiano. Il cerchio si chiude con il mercato iperconcorrenziale delle iscrizioni, dove tra un po’ vedremo bici con cambio shimano, batterie di pentole e coperte in lana merinos per offerte insieme al PTOF, unico collegamento rimasto tra il Dirigente e la didattica, un’ottima strada lastricata di buone intenzioni in gres porcellanato, come ogni infernale tragitto. 

Quindi non più un Preside, ma un presidio amministrativo di facciata, perché a presidiare davvero la cassaforte aziendale è il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, l’amministratore delegato o unico o, con un po’ di immancabile inglesorum in acronimo, il CEO dell’Istituto.

Michele Lombardi

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