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Primaria, 4 su 10 non hanno il servizio mensa e spesso è caro

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Il servizio mensa non è presente in tutte le scuole primarie italiane: ben il 40% degli istituti principali ne è sprovvisto, percentuale che al Sud sale ulteriormente.

Il dato è stato reso pubblico dai ricercatori di Save the Children, che il 28 ottobre hanno presentato il nuovo rapporto ‘(Non)Tutti a mensa!’, riguardante le mense delle scuole primarie nei 45 comuni capoluogo di provincia con più di 100mila abitanti.

In generale, al Nord la mensa non è presente in un terzo delle scuole principali, mentre al Meridione il servizio di refezione scolastica latita più spesso: i casi estremi sono la Puglia (53%), Campania (51%), Sicilia (49%).

E anche laddove c’è, rileva Save the Children, presenta grandi differenze sia per ciò che riguarda i criteri di accesso sia dal punto di vista della qualità. In più della metà dei comuni monitorati, l’accesso a rette agevolate e a riduzioni è limitato ai soli residenti. In sei comuni non è prevista esenzione dal pagamento neanche per le famiglie più povere e otto comuni escludono il bambino dal servizio in caso di insolvenza dei genitori.

A proposito della qualità delle mense, nel 90% dei casi il servizio è affidato a ditte esterne di ristorazione e per il 65% è effettuato esclusivamente con pasti trasportati da cucine esterne.

Più specificatamente, le tariffe applicate nei 45 comuni monitorati variano notevolmente, con rette minime che vanno dagli 0,35 euro al giorno di Salerno ai 5,5 di Bergamo e tariffe massime che vanno dai 2,3 euro di Catania ai 7,7 euro di Ferrara; 15 i comuni che superano la soglia di 5 euro per pasto, con Palermo che, nonostante abbia un basso costo della vita e uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Italia, ha una tariffa di 6 euro a pasto.

Tariffe ridotte sono previste in tutti i comuni ma variano, da territorio a territorio, i criteri di accesso al beneficio: se infatti tutti prevedono riduzioni in base al valore Isee della famiglia, il 66% prevede particolari riduzioni per nuclei familiari numerosi e il 25% garantisce la riduzione delle tariffe in casi di disoccupazione o cambiamenti della situazione economica della famiglia.

 

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Per quanto riguarda le prassi adottate in caso di genitori morosi nei pagamenti, 37 comuni su 45 affermano di non escludere il bambino dal servizio, mentre nei comuni di Brescia, Foggia, Modena, Novara, Palermo, Sassari, Salerno e Taranto in caso di morosità il bambino viene escluso dalla mensa.

In particolare i comuni di Cagliari, Forlì e Genova si segnalano per l’applicazione di agevolazioni per le categorie più svantaggiate, come ad esempio minori in affido temporaneo; Bari e Novara per la previsione di misure mirate al sostegno delle famiglie colpite dalla crisi economica, quale la perdita di lavoro; Bologna, Firenze, Milano, Livorno, Taranto applicano criteri flessibili e passibili di modifica nel corso dell’anno per ciò che riguarda le tariffe.

Poi c’è Bergamo, che ha tariffe molto alte per le famiglie con redditi bassi e prevede l’esenzione dal pagamento solo su richiesta diretta dei servizi sociali. Situazione simile a Brescia, dove si i costi per le famiglie sono alti, e vi sono anche criteri molto restrittivi delle esenzioni, con l’esclusione dei figli di genitori morosi; a metà si pone Salerno, dove pur non applicando tariffe particolarmente elevate, non esiste nessuna forma di esenzione per le famiglie disagiate ed esclude i figli di genitori morosi.

 

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