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Prima ora - le notizie dell’11 settembre

11.09.2026

Primi orientamenti per la progettazione del curriculo di Istituto per gli Istituti Tecnici

L’anno scolastico 2026-27 è già avviato ma i tanti problemi rimangono irrisolti soprattutto per gli Istituti Tecnici. Fra questi l’incertezza di come applicare la riforma che li riguarda prevista dal DM n. 29 del febbraio 2026 che ha recepito le disposizioni normative dell’art. 26 e 26bis del D.L. n. 144/2022 e del DL 45/2025. Le difficoltà sia didattiche che gestionali si accompagnano anche ad una diffusa incertezza di come sarà la riforma. Considerato che il Ministro “ha promesso”, al tavolo sindacale, una modifica almeno del quadro orario. Fatto questo che incide non solo sugli organici ma, stante i presupposti della Riforma, anche sugli aspetti didattici. In tutto questo si inserisce l’ultimo atto del MIM che con nota del 3 settembre 2026 ha diffuso quelli che chiama “PRIMI ORIENTAMENTI PER LA PROGETTAZIONE CURRICOLARE FINALIZZATA AL PASSAGGIO AL NUOVO ORDINAMENTO DEGLI ISTITUTI TECNICI”. Documento che disegnando, finalmente, la filosofia di fondo della riforma e la inevitabile “Flessibilità e porosità dei sistemi educativi”, già immagina che possano esserci modifiche in seguito alla pubblicazione delle “linee Guida” (sembra in fase di stesura) che dovranno disciplinare “gli obiettivi di apprendimento per ciascun indirizzo ed articolazione e per ciascuna disciplina”.

Principi condivisibili, utili a fornire elementi agli organi collegiali ed alle aree disciplinari per effettuare la necessaria progettazione didattica e l’aggiornamento dei documenti strategici delle scuole, ma che necessitano di essere trasformati in azioni operative attraverso un impegno didattico e organizzativo che non può essere improvvisato. Infatti il MIM seppur si impegna ad effettuare un percorso di formazione, per docenti e dirigenti, non indica nè la scadenza e tanto meno la procedura. L’anno scolastico è già partito ed i tempi della scuola non sono quelli della burocrazia e tanto meno della politica.

Il documento, seppur lascia inesplorati e irrisolte diverse problematiche quali gli spazi di autonomia utili a valorizzare sia la leadership dei dirigenti scolastici che la professionalità dei docenti (che non possono non trovare applicazione, visti gli obiettivi che la riforma dichiara di prefiggersi e cioè la: necessità di creare “assetti strutturali dinamici per garantire nel tempo attualità ed efficacia ai percorsi stessi” e “nuovi assetti pedagogico-organizzativi”) ha comunque un pregio. Ha finalmente chiarito sia la procedura di assegnazione delle ore destinate a “scienze sperimentali” che la contestuale titolarità della sua valutazione: si introduce il principio della co-docenza che non è ancora quello di “compresenza” e che invece meriterebbe di essere praticato visti gli obiettivi di competenza da raggiungere e valutare. Uno spazio praticabile potrebbe essere il riconoscimento definitivo della titolarità dell’Insegnante tecnico-pratico (ITP) nelle ore di laboratorio “liberando” il docente della disciplina per attività di compresenza utile alla realizzazione efficace sia delle UDA che dei “compiti di realtà”. Procedura che riteniamo praticabile sia in riferimento alle attuali condizioni normative e contrattuali che ai vincoli economici peraltro previsti dalla stessa riforma. Sfida che il governo del sistema scolastico deve affrontare anche in considerazione dei recenti dati diffusi dell’OCSE-PISA.

Una scelta organizzativa che, oltretutto, darebbe senso alla finalità didattica che la riforma stessa enfatizza. Infatti essa non solo prevede il potenziamento delle attività di laboratorio come luogo privilegiato per l’esperienza di ricerca, metodo scientifico e applicazione delle conoscenze e delle abilità apprese (l’alunno impara facendo), ma così rappresenterebbe anche il luogo privilegiato per l’incontro auspicato tra scuola e realtà locali produttive e sociali. Una scelta che consentirebbe da una parte l’eventuale consapevole futura frequenza degli ITS e dall’altra la valorizzazione sia della governance che tutte le professionalità della scuola orientate a far conseguire quelle competenze, magari certificate in cooperazione con le realtà sociali ed economiche coinvolte nel processo formativo, utili all’effettiva inclusione e preparazione all’inserimento dei futuri tecnici nel sistema culturale e produttivo del Paese.

Sarebbe una scelta didattico-organizzativa in vista delle finalità che il documento pone come obiettivo strategico del nuovo ordinamento: “intercettare in tempo reale i cambiamenti e le transizioni dei settori produttivi e del mondo del lavoro che determinano un fabbisogno di competenze in continua evoluzione, contribuendo così a superare il disallineamento (mismatch) tra competenze dei diplomati ed i fabbisogni del mercato del lavoro”. Quale luogo migliore del laboratorio come strumento privilegiato di esperienze (compiti di realtà), sia di governance che di didattica, che utilizzino il “metodo scientifico” e la “pedagogia dell’errore” come “abito formativo esperienziale”.

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