Home Generale “Priorità alla scuola”, dopo lo sciopero a distanza degli studenti e quello...

“Priorità alla scuola”, dopo lo sciopero a distanza degli studenti e quello virtuale del Sisa

CONDIVIDI

In questo periodo in cui si è dovuto applicare il distanziamento sociale e la didattica a distanza è stata una “necessità” (purché solo emergenziale), anche le manifestazioni di dissenso e le proteste hanno dovuto tenere conto dell’elemento “distanza”.

Così, un folto gruppo di studenti, soprattutto impegnati nella prossima prova d’esame in presenza, che si è organizzato tramite la pagina Instagram @nomaturita2k20 che in poche settimane ha superato i 46mila followers (secondo le ultime indicazioni degli stessi studenti), ha lanciato una petizione per annullare lo svolgimento in presenza della “maturità” 2020, petizione che ha raggiunto 55mila firme.

I ragazzi, dopo aver elaborato opinioni e proposte riguardo all’esame di Stato, hanno evidenziato di avere più volte cercato invano il dialogo con la ministra Azzolina: “ci hanno risposto la ministra Bonetti, i membri del Comitato di esperti istituito dal Ministero dell’Istruzione (sicuro che abbiano capito e soprattutto colto le vostre istanze? Ho davvero molti dubbi, NdR), alcuni senatori e deputati, ma di Lucia Azzolina nessuna traccia”.

ICOTEA_19_dentro articolo

Lo sciopero a distanza degli studenti che non hanno partecipato alle videolezioni

Allora  hanno deciso di reagire: “per questo abbiamo deciso di scioperare. Il dialogo è un aspetto fondamentale della democrazia e non si può negare a nessuno”. E hanno indetto uno sciopero nazionale per lo scorso giovedì 21 maggio. Lo sciopero è consistito nel non presentarsi durante le videolezioni della didattica a distanza in segno di protesta per la mancanza di ascolto da parte della ministra dell’Istruzione.

Nella giornata dello “sciopero a distanza” migliaia di studenti in tutta Italia non si sono presentati alle lezioni online, stando alle dichiarazioni dei ragazzi della pagina Instagram @nomaturita2k20, che fanno sapere che ci sono state anche tante adesioni al “flash mob a distanza” organizzato sui social.

Gli studenti che hanno aderito allo sciopero hanno pubblicato sui loro profili dei post con l’hashtag #lascuolasiamonoi, lanciato dalla pagina @nomaturita2k20 e riportato anche nella foto di uno specchio dove l’hashtag è scritto con un rossetto sgargiante (chissà… perché?!). Il riferimento sembrerebbe a chi continua a ribadire che la didattica a distanza funziona ma poi fa sostenere l’esame in presenza, ufficialmente per non far perdere “il sapore dell’esame”, che insieme al “rito di passaggio” costituisce… una serissima motivazione didattica e scientifica, mentre eminenti medici e virologi invitano, invece, alla cautela e alla prudenza in generale e in particolare nell’ambiente scolastico (anche in considerazione degli spostamenti di tantissimi alunni ed anche molti docenti con mezzi pubblici), considerando anche che non vi è alcuna priorità di aprire in presenza dato che la scuola non è un’attività che incide direttamente sul Pil, e che tale attività si può pure svolgere on line, come fatto sinora, anche se solo in via emergenziale perché la scuola vera è un’altra cosa e va fatta in presenza al momento opportuno – senza “fritti misti”, metà a distanza e metà in presenza – per evitare al massimo i rischi attuali. E vedrete che gli stessi che ora impongono l’esame in presenza poi riproporranno la Dad (almeno parzialmente alle scuole superiori) anche a settembre.

I promotori dello sciopero avevano stilato una lista di dieci motivi per spiegare e sostenere le ragioni della protesta: 1) Mancanza di ascolto e considerazione da parte della Ministra dell’Istruzione; 2) Il diritto all’istruzione non è stato garantito nonostante la Dad; 3) Il 33,8% delle famiglie italiane non possiede strumenti tecnologici in grado di supportare la Dad; 4) Mancanza di chiarezza nelle modalità di esame; 5) Responsabilità eccessive che ricadono su presidi e docenti; 6) Il maxi-orale è un surrogato dell’Esame di Maturità e per questo non può sostituire le prove scritte annullate; 7) I privatisti non potranno fare l’esame a giugno; 8) Le norme igienico-sanitarie previste non sono sufficienti: le autocertificazioni non sostituiscono i tamponi che invece non saranno fatti né alle commissioni né agli studenti; 9) Anche il personale scolastico non è favorevole a questo tipo di esame; 10) L’esame appare come un test per verificare la fattibilità di un possibile rientro a settembre, rendendo di fatto studenti e commissioni come cavie.

Ma se il punto 9) è effettivamente così (“Anche il personale scolastico non è favorevole a questo tipo di esame”) e lo confermano (ovviamente non per la totalità del personale, ma per la maggioranza certamente sì) sondaggi e dichiarazioni ufficiali varie, dovremmo allora pensare che il successivo punto 10) affermi cose realistiche? Sarebbe “sconcertante”, preferiamo pensare al “sapore dell’esame” e al “rito di passaggio” (come detto, di per sé autorevoli motivazioni scientifiche!). Perché se davvero costituisse una “prova generale” per il rientro a settembre lo troveremmo molto grave, perché si farebbero rischiare 500mila studenti e oltre 100mila lavoratori tra personale impegnato nelle commissioni d’esame e Ata coinvolti.

Lo sciopero virtuale del Sisa per il rispetto ambientale del pianeta e contro l’istituzionalizzazione della didattica a distanza

Da uno sciopero a distanza ad uno “virtuale”, quello lanciato lo scorso 15 maggio dal Sisa (Sindacato indipendente scuola e ambiente). “Una importante e creativa giornata di mobilitazione -afferma Davide Rossi, segretario generale del Sisa – la giornata di sciopero, un momento di riflessione nel quale docenti e studenti hanno espresso da un lato preoccupazione per la situazione ecologica del mondo, dall’altro hanno manifestato il loro dissenso verso una didattica a distanza che certamente è un necessario rimedio in tempi straordinari, ma che non può essere in nessun modo alternativa alla didattica in presenza, che si fonda sulla relazione educativa”.

Ma in cosa consisteva concretamente l’astensione dalle attività della Dad? “Fin da gennaio, quando il 15 maggio 2020 è stato annunciato come una nuova tappa del movimento globale per un mondo rispettoso dell’ambiente abbiamo deciso di scioperare, perché ci pare da tempo urgente una nuova consapevolezza ecologica, a partire dalla scuola, per un giorno spegniamo il computer e andiamo, seppur distanziati, in un parco a guardare il cielo”, aveva precisato il segretario del Sindacato indipendente scuola e ambiente, che commentando la giornata di protesta ha poi aggiunto: “vi è chi ha comunicato a scuola l’adesione, per rimarcare concretamente la partecipazione, vi è chi semplicemente ha spento il computer nella convinzione che sia la tecnologia al servizio della didattica e non il contrario, vi è poi chi ha dialogato con i ragazzi sui temi ecologici e ambientali e segnalato agli stessi le gravi difficoltà esistenti con la Dad e la persistente condizione di precarietà di una parte considerevole del corpo docente”.

Allo sciopero dello scorso 15 maggio ha aderito anche la Confederazione Sindacale Lavoro Ambiente Solidarietà-Las.

Ci siamo trovati dunque di fronte allo sciopero più creativo della storia della scuola italiana, il primo ai tempi della Dad, un buon risultato, un inizio per un nuovo cammino”, ha concluso Davide Rossi.

Manifestazione in presenza rispettando le distanze e le disposizioni sulla sicurezza: è quella del 23 maggio del Comitato “Priorità alla scuola”

Ma c’è anche chi le manifestazioni le fa in presenza: il Comitato “Priorità alla scuola”, composto da docenti, educatori, studenti e genitori, ha organizzato per sabato 23 maggio, alle ore 15.30, una serie di presidi in circa 20 città italiane, chiaramente nel rispetto delle distanze di sicurezza. La protesta riguarda la didattica a distanza, considerata “didattica di emergenza”, e secondo il suddetto Comitato “non è possibile proporla come soluzione per il nuovo anno scolastico 2020/2021”.

Peraltro, il comitato, avendo inviato il 18 aprile le proprie istanze, con 85mila firme, alla ministra Lucia Azzolina “senza ricevere risposta” (la stessa cosa hanno dichiarato gli studenti della pagina Instagram), chiede ora al Governo, tra l’altro, “più insegnanti, assunzione precari, più personale Ata, più risorse per la scuola pubblica”, per poter aprire le scuole “a settembre, in continuità e in sicurezza”.

Maggiori informazioni su tale mobilitazione, all’insegna dell’hashtag #PrioritaAllaScuola, si possono trovare sulla pagina facebook di “Priorità alla scuola”.