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22.10.2026

Proteste studenti, Valditara non ci sta e replica: “Non hanno fondamento. Risorse per la scuola ridotte? Falso”

Giuseppe Valditara, ministro dell'Istruzione del Governo Meloni

In questi giorni fioccano le proteste degli studenti: da venerdì 16 ottobre sono scesi in piazza moltissimi studenti e anche docenti, lamentandosi delle politiche del Governo. In varie città sono occupate tantissime scuole.

Lo sfogo di Valditara

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara però non ci sta e rispedisce al mittente tante delle accuse. Lo ha fatto in un video pubblicato oggi, 22 ottobre, nella sua pagina Facebook: “Il confronto in democrazia è fondamentale. Da quando mi sono insediato ho valorizzato le consulte studentesche perché sono rappresentative di tutti gli studenti. Il confronto deve basarsi su dati reali: è falso che ci sia stata una diminuzione di risorse destinate alla scuola durante questi quattro anni”.

“Nella Manovra di due anni fa ci fu un aumento del 9%, nella scorsa l’aumento fu dell’1,7%. Altrettanto falso è dire che siano state tagliate risorse alla scuola per destinarle alla difesa. In realtà queste ultime sono frutto di un intervento della Commissione Europea. Queste risorse non potrebbero essere in nessun modo destinate alla scuola”.

“Edilizia scolastica: veniamo da anni di incuria. La competenza degli interventi è dei Comuni e delle Province. Dal 2011 al 2022 sono stati investiti sei miliardi. Per quanto riguarda gli investimenti fatti da questo Governo, abbiamo destinato cinque miliardi. Altre risorse le destineremo nei prossimi mesi, l’ho chiesto al ministro Giorgetti”.

“Grazie ai fondi nazionali, grazie a quelli Pnrr (dieci miliardi), abbiamo potuto riqualificare e mettere in sicurezza il 25% delle scuole italiane. Siamo intervenuti su oltre il 30% delle scuole, in quattro anni. Continueremo in questa direzione”.

“C’è un’altra misura a cui teniamo, il tetto del 30% di stranieri che non conoscono la nostra lingua, per seguire le indicazioni Ocse secondo cui in questi casi gli apprendimenti vanno male per tutti. Abbiamo investito circa 90 milioni nei Cpia. Questa non è una misura di segregazione ma di integrazione”.

“Anche il consenso informato è stato criticato: la legge non vieta affatto l’educazione sessuale in senso biologico. Abbiamo introdotto come obbligatoria la conoscenza sui rischi delle malattie infettive. Abbiamo previsto anche l’educazione affettiva. Abbiamo voluto escludere alla primaria l’educazione sulle teorie di genere, e alle medie e superiori abbiamo voluto coinvolgere le famiglie. I genitori hanno il diritto di istruire ed educare i genitori”.

“Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”, ha concluso.

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Le proteste

Come riporta Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.

Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.

I prossimi scioperi

Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa.

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