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06.10.2026

Quattordicesima ai docenti, Renzi rilancia: “Chi fa l’insegnante lo fa per vocazione. Ma non si mangia con quella, ma con lo stipendio”

“Insegnanti, infermieri e forze dell’ordine debbono ricevere – fin dal 2028 – la quattordicesima. Si dirà: eh, ma perché loro sì e gli impiegati dei ministeri no? Anche gli impiegati dei ministeri guadagnano poco. Capisco la critica. Ma la risposta è semplice: la coperta è corta e vanno fatte delle scelte. Le istituzioni italiane devono dire con chiarezza che sulla cura, sulla scuola, sulla sicurezza dobbiamo riconoscere che si può e si deve fare di più”: queste le parole di qualche giorno fa, contenute in un articolo de La Repubblica scritto da Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Quella della quattordicesima ai docenti è una proposta che l’ex presidente del Consiglio sta rilanciando spesso in questi giorni. Un’occasione per farlo è stata sicuramente la Leopolda, l’evento-convegno politico che si è svolto lo scorso weekend, culminato col discorso dell’organizzatore Renzi domenica 4 ottobre.

Proprio in questa cornice l’ex dem ha rilanciato la proposta portando sul palco una docente.

Ecco come l’ha introdotta: “Noi pensiamo che questo Paese debba ripartire dalla scuola e dalla sanità, ma dal capitale umano. Tutte le discussioni che potete fare sull’intelligenza artificiale stanno a zero se non c’è un investimento sul capitale umano. E per questo noi abbiamo fatto una proposta: che sia riconosciuto anche un elemento economico — che non è la cosa più importante, perché chi fa l’insegnante o chi fa l’infermiere lo fa per una vocazione prima che per uno stipendio. Però, siccome poi c’è da mangiare — e non si mangia con la vocazione, si mangia con lo stipendio —, nel giorno della 14ª Leopolda, la 14ª agli insegnanti, agli infermieri, alle forze dell’ordine è, credo, un gesto sul quale tutti noi vogliamo impegnarci”.

Ecco cosa ha detto l’insegnante sul palco: “Ho scelto di fare questa professione per passione, perché credo che sia il motore del progresso morale, sociale e culturale di questo Paese. Però c’è un equivoco sugli insegnanti: non è che scegliamo di fare questo lavoro come dei missionari per gratuità, scegliamo una professione che deve avere un salario giusto, una sicurezza e recuperare un’autorevolezza sociale. Il vero problema della scuola oggi è che l’insegnamento sta smettendo di essere attrattivo per i giovani: se la scuola smette di attirare giovani competenti e meritevoli, non possiamo offrire un’educazione capace di aiutare gli studenti a costruire il loro futuro. L’Italia è fanalino di coda in Europa sugli stipendi agli insegnanti, e tanti docenti devono spostarsi lontano dalle proprie famiglie per lavorare al nord, pagando affitti alti. Abbiamo bisogno di proposte concrete come quella della 14ª mensilità”.

Ai docenti va “riconosciuto un aumento – secco – di oltre 100 euro”

L’ex premier ha indicato anche la quota minima di aumento stipendiale: “I professionisti della cura, della scuola, della sicurezza devono vedersi riconosciuto un aumento – secco – di oltre 100 euro”. Inoltre, scommette, come fece “dodici anni fa con gli 80 euro, che queste cifre sarebbero immediatamente rimesse in circolo. Perché quei soldi finirebbero in consumi subito. Ma anche ove ciò non si verificasse sarebbe un fatto di giustizia sociale e di dignità istituzionale”.

Secondo Renzi “il recupero di dignità passa anche dal riconoscimento economico. Che non è – sottolinea – il punto più importante del mio ragionamento ma non può essere nemmeno tralasciato sullo sfondo. Una coppia che nella vita insegna oggi arriva alla fine del mese solo se sta attenta, molto attenta, su tutto. Mezzo secolo fa gli insegnanti erano considerati alta borghesia”.

Renzi ha anche chiaro il quadro “delle coperture” di quella che definisce “una piccola proposta”: i soldi per dare la 14esima “sta nel pacchetto del 2 per cento del Pil per il decreto Ceto Medio”.

“Dieci anni fa non avevamo il problema dell’inflazione, anzi: eravamo in deflazione. Che è comunque un bel problema, intendiamoci, ma impatta meno sul carrello della spesa o sulla vita di tutti i giorni. Oggi servirebbe un provvedimento organico che potremmo definire decreto Ceto Medio. Dopo tanti decreti sicurezza pieni di fuffa, dovremmo fare un decreto ceto medio pieno di sostanza”, ha aggiunto.

Gli 80 euro di aumento di 10 anni fa non bastano più

“Nessuno contesta più gli 80 euro, ma è un dato di fatto che in tempi di inflazione 80 euro non bastano più, e se Dio vuole nessuno ha rimesso in discussione l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Che poi diciamolo: l’Ici-Imu era la vera patrimoniale di questo Paese. E noi non solo non vogliamo mettere nuove tasse, ma abbiamo tolto l’unica patrimoniale che c’era. L’abbiamo tolta noi, non altri. Servono tuttavia altre misure, sia per partite Iva che per i dipendenti”.

Un milione e mezzo di beneficiari, tre miliardi di spesa l’anno

Ma quanti sono i beneficiari della proposta di Matteo Renzi? Come abbiamo spiegato, la maggior parte sono proprio gli insegnanti, quasi 900mila, poco più della metà (460mila) sono infermieri, meno di 250mila appartengono alle forze dell’ordine. In tutto, quindi, si tratta di oltre un milione e mezzo di dipendenti.

Ponendo che la quattordicesima si componesse di 2mila euro lordi, servirebbero quindi 3 miliardi di euro: una cifra non impossibile, ma che in una legge di bilancio afflitta da maxi ed extra spese, imposte anche dell’Ue, diventa di difficile reperimento.

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