Dal 1° ottobre il canale 57 del digitale terrestre non trasmetterà più Rai Scuola, che cesserà definitivamente le proprie trasmissioni senza spostarsi su altre frequenze. Al suo posto debutterà Italiana, nuovo progetto editoriale della Rai dedicato al racconto dell’identità italiana e dei territori. La decisione ha suscitato reazioni critiche, una petizione online e l’annuncio di un’interrogazione parlamentare da parte del Partito Democratico.
Secondo quanto comunicato dall’Ufficio Stampa Rai, il nuovo canale nasce dall’esperienza decennale di Linea Verde, sotto la guida del direttore Angelo Mellone, e si propone come un racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie. La programmazione, strutturata su tre slot da otto ore per un totale di 720 ore, comprenderà contenuti dedicati a borghi, artigianato, imprese, enogastronomia, patrimonio culturale e natura, attingendo alle library di Rai Cultura e del Day Time. Dal trimestre successivo al debutto sono previsti anche rimontaggi, nuove produzioni e collegamenti in diretta da manifestazioni nazionali legate ai temi del canale.
A intervenire sulla vicenda è stata Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico, secondo cui la chiusura cancellerebbe un’esperienza nata da una convenzione tra Rai e Ministero dell’Istruzione avviata nel 1964 e rinnovata per cinquant’anni, fino al 2014, con il nome Rai Scuola adottato dal 2009. Manzi ha ricordato in particolare il ruolo avuto dal canale durante la pandemia, quando sarebbe diventato uno strumento di alfabetizzazione per gli studenti costretti a casa, e ha criticato la scelta di sostituirlo con un progetto dedicato all’identità territoriale anziché rafforzarne i contenuti educativi. Per questo, ha annunciato Manzi, il gruppo parlamentare del Pd presenterà un’interrogazione alla riapertura della Camera per chiedere chiarimenti sulla decisione.
Diversi sono i commenti di docenti e appassionati: “Da assiduo telespettatore avevo notato il ripetersi e la mancanza di nuove produzioni, tuttavia non è venuto lo stesso a noia, anche rivedere e rivedere mi ha permesso di notare qualcosa che ad una prima visione avevo perso. Per una buona fetta di telespettatori sarà una perdita incolmabile perché non ci sono canali paragonabili. Un vero peccato che descrive perfettamente le attuali attitudini e condizioni italiane”. E ancora: “Una identità nazionale senza cultura e conoscenza non può essere tale… è solo gregge (offendo le nobili pecore) di cervelli spenti, incapaci di pensiero critico. Dovremmo davvero cominciare ad avere paura per i nostri figli soprattutto”.
L’ex sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia interviene sulla chiusura di Rai Scuola, definendola parte di un disegno più ampio sulla governance della Rai. Secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, la decisione non andrebbe letta come un episodio isolato, ma inserita in un contesto di progressiva occupazione politica del servizio pubblico da parte del centrodestra.
Floridia sostiene che la maggioranza deciderebbe “palinsesti, conduttori e giornalisti”, mentre la Commissione parlamentare di Vigilanza risulterebbe di fatto paralizzata. Cita inoltre il caso di dati relativi a trasmissioni Rai, tra cui Report, che sarebbero stati negati al Parlamento ma finiti, secondo quanto denuncia, nelle mani di un quotidiano vicino alla maggioranza, dando origine ad attacchi politici nei confronti del conduttore Sigfrido Ranucci.
Un passaggio centrale riguarda la riforma della governance Rai: secondo Floridia, il Governo punterebbe ad approvarla prima delle prossime elezioni, in modo da garantirsi comunque un CdA e una presidenza espressione della propria maggioranza, indipendentemente dall’esito del voto.
Sulla chiusura di Rai Scuola, canale che durante la pandemia avrebbe svolto una funzione educativa importante, Floridia contesta la scelta di spostare i contenuti su RaiPlay, sottolineando le disuguaglianze di accesso digitale tra le famiglie. Critica inoltre la decisione di sostituirlo con un canale dedicato all’identità italiana, definendo la scelta il segno di “un revisionismo storico” da parte del governo. “Il servizio pubblico dovrebbe educare, formare, elevare”, conclude, “non celebrare il governo di turno”.
Parallelamente alle critiche politiche, sulla piattaforma Change.org è stata lanciata una petizione per chiedere a Rai e Autorità competenti di mantenere attivo il canale, che avrebbe già raccolto migliaia di adesioni. Tra le motivazioni più ricorrenti tra i firmatari figurano il valore del servizio pubblico e la richiesta di destinare a Rai Scuola nuovi investimenti, piuttosto che sostituirlo, per arricchirne il palinsesto con contenuti educativi e culturali accessibili a tutti.