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Rampelli (Fdi – An): “Caro Renzi, ha vinto la scuola, hai perso tu”

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“Caro Renzi, ha vinto la scuola, hai perso tu. Lo dico con il tuo linguaggio arrogante, nella speranza possa ferirti quanto ha ferito noi, gli insegnanti, le famiglie, i precari, gli studenti, il personale non docente ascoltare panzane superficiali sull’istruzione pubblica senza alcuna volontà di ascolto da parte del governo”. E’ quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli in una lettera-appello al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi.
“È ora – ha aggiunto Rampelli- che tu dismetta i panni di Maciste: la scuola ha bisogno di certezza, non puoi confonderla con gli scioglilingua sulle presunte riforme che vorresti fare e che non fai. Ti informo che  a settembre ricomincia il suo ciclo, magari ti è sfuggito, e pensare di rivoluzionare in pochi mesi ciò che funziona e che va solo migliorato invece di preoccuparsi di ciò che manca per dare alla scuola la dignità e il decoro che le famiglie pretendono è da guasconi, non da statisti. E un guascone non può fare il presidente del consiglio”.

“Ora basta con i giochi – ha osservato il capogruppo-  Ritira questo DDL dal Senato, elimina gli ennesimi tagli che nessun istituto potrebbe sopportare, tira fuori e rendi operativi questi fantomatici miliardi che nessuno ha visto per rendere agibili gli edifici, azzera il piano folle con il quale si assumevano 50mila precari spacciati per 100mila (di cui buona parte ormai fuori dall’insegnamento) per licenziare 80mila precari veri, che ogni giorno sostengono in aula le loro lezioni garantendo allo stato l’erogazione di un servizio primari, convoca  gli stati generali della scuola per quest’estate. Purtroppo non potrai fare lezioni alla lavagna con i gessetti né esibire slide a un pubblico compiacente, dovrai imparare ad esempio che non si può da un lato dire di voler potenziare i dirigenti scolastici facendogli fare gli sceriffi e dall’altro tagliare i fondi per il loro funzionamento. Basta prese per i fondelli. Infine avevamo ragione noi ancora una volta quando abbiamo chiesto di fare un piano assunzionale pluriennale a esaurimento stralciato dalla riforma”.

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“Quella stessa Europa – ha concluso Rampelli – che ci chiude in faccia le frontiere ci ha chiesto di stabilizzare i precari, non di licenziarli in massa dopo 36 mesi.
Caro Renzi, fare retromarcia ogni tanto aiuta a non schiantarsi contro un muro”.