Home Politica scolastica Reclutamento precari: sindacati sul piede di guerra

Reclutamento precari: sindacati sul piede di guerra

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A più di due mesi dall’accordo Governo-Sindacati siglato personalmente dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte i nodi arrivano al pettine.

Nuovo PAS e concorso riservato

L’idea di dare avvio a un nuovo PAS e di bandire un concorso riservato per stabilizzare i docenti precari con 36 mesi di servizio non piace per nulla al M5S e questo sta rallentando tutto il percorso.
Il Ministro Bussetti, un mese fa, poche ore prima del voto europeo, aveva annunciato che l’operazione sarebbe stata inserita nel primo provvedimento legislativo utile, ma fino ad ora non è successo assolutamente niente.

La reazione dei sindacati

E così nella giornata del 27 giugno i 5 sindacati firmatari dell’intesa del 24 aprile hanno diramato un secco comunicato: “Il nulla di fatto su reclutamento e abilitazioni, di ieri sera, nel Consiglio dei ministri, gioca negativamente sul destino professionale di decine di migliaia di persone e sul regolare avvio del nuovo anno scolastico. Doveva essere utilizzato il primo veicolo normativo utile: queste le intese nell’accordo sottoscritto al MIUR”.
“Ci risulta – sottolineano i sindacati – che il Ministro dell’Istruzione abbia reso noti per tempo sia i testi da assumere come emendamento in un provvedimento di legge in corso d’esame, sia le ragioni d’urgenza di cui tenere conto per garantire tempestività ed efficacia alle misure individuate. Evidentemente non vi è stato in Consiglio dei Ministri un sufficiente coordinamento, il che chiama in causa direttamente le responsabilità del Presidente del Consiglio”.
“A questo punto – concludono i segretari di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda – non possiamo non ricordare al Premier gli impegni assunti, a nome del Governo da lui presieduto, con la sottoscrizione dell’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi: in particolare quello di riconoscere e valorizzare l’esperienza di lavoro del personale precario, individuando modalità che agevolino l’immissione in ruolo di chi lavora nella scuola da più di 36 mesi”.

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