Home I lettori ci scrivono Reclutamento: tutto cambi affinchè nulla cambi

Reclutamento: tutto cambi affinchè nulla cambi

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Siamo definitivamente arrivati al giro di boa. Dopo il rodeo degli acronimi abilitanti (SISS, Mini SISS, TFA, PAS), dopo la lotta di un’intera classe lavoratrice in contrapposizione ad una legge assurda e iniqua, la 107/2015, dopo algoritmi devastanti per alunni, genitori e insegnanti, è arrivato il momento delle tanto attese deleghe, o decreti attuativi, quelli che faranno della #buonascuola il tentativo di riforma scolastica più irriducibile e detestato della storia della legislazione italiana del secondo dopoguerra.

E su quale parte della classe lavoratrice della scuola peseranno maggiormente questi decreti? Naturalmente su tutti i precari non inseriti nelle famigerate GAE: seconda e terza fascia di istituto.

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Bè, il piano è geniale: volete il ruolo? Ve lo si offre ottriato, fatevi un concorso!

Lo scorso concorso è stato un disastro? Questo sarà meno disastroso, le commissioni saranno obiettive, i criteri oggettivi, la prova, se sei abilitato o se hai 36 mesi di esperienza, sarà solo orale!

Non hai l’abilitazione né i trentasei mesi? Organizziamo un nuovo ciclo di TFA!

Quali saranno gli argomenti di studio? Lo saprete al momento giusto. Come farete a garantirci la trasparenza necessaria? Ci pensiamo noi!

Peccato che tutto questo lo abbiamo già sentito dire, infinite volte a dire il vero. Così come prima della ministro Fedeli, altri ministri ci hanno “ascoltato” per poi fare l’esatto opposto di tutto ciò che abbiamo chiesto. Strategia.

Cosa devono fare i docenti della scuola italiana per dimostrare di essere degni di lavorarvici? Quanti sacrifici il MIUR, il nostro datore di lavoro, ci chiederà ancora?

Davvero saremo rottamati dopo i tre anni di servizio dopo i quali sarà vietato dalla legge di riassumerci?

E’ vero, il T.U. della legislazione scolastica (furbescamente la nona delega non elaborata, ma è un caso ovviamente) parla di concorso per titoli ed esami e a questo noi docenti delle graduatorie d’istituto dovremo rifarci.

La domanda birichina che però molti collegi si stanno ponendo è, tuttavia, perché il legislatore non ci metta la firma, perchè quella congiunzione cupolativa non possa diventare una disgiuntiva: titoli o esami. Direi che sarebbe troppo facile, poco costoso e darebbe zero popolarità ad un altro teatrale annuncio DEM.

D’altra parte gli assunti ci sono, magari di classi di concorso di cui la scuola non ha proprio bisogno, magari con esperienze del tutto incongrue col lavoro di insegnante, ma l’Europa ha detto sì: siete stati bravissimi e vi perdoniamo! E allora, cari docenti precari, che importa dove finirete, se passati i quarant’anni sarete fuori dal mercato del lavoro, che importa se gli alunni che contano su di voi rimarranno smarriti in questa scuola del terzo millennio, la scuola “di classe”, quella di classe economy?

Abbiamo assunto, abbiamo costruito, abbiamo cablato… Per il resto inventatevi un verbo voi! E questo in netto contrasto con il Milleproroghe 244 che riapre le graduatorie di terza fascia, dimostrando che, almeno nella secondaria, di docenti ce n’è davvero bisogno. Rimanendo in tema, si avvicina l’aggiornamento delle graduatorie e ci si chiede perché ancora una volta si debbano scegliere solo venti scuole dove avere l’onore di lavorare. Insomma la geografia del lavoro del MIUR è assurda: fase 0 dove dice l’USR, fase B ovunque basta sia lontano da tutto ciò che hai di più caro, fase C sotto casa.

In ogni caso, ogni disastro di assunzione ragiona per ambiti territoriali. Al contrario, i precari d’istituto devono farsi bastare venti scuole, puniti in tutto e per tutto: perché non pensare di allargare anche a loro l’ambito?

Nessun passo verso di noi, nessun punto d’incontro. Questa legislatura, che riteniamo consecutiva a quella dell’ex premier Matteo Renzi, alza di nuovo il muro di gomma della grossezza e della cafonaggine.

A quanto pare, non resta che sperare in un fatto clamoroso per la nostra Italia: le elezioni.