Sta producendo il massimo sforzo la campagna del Governo Meloni per il Sì al referendum per la Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo. Manca solo una settimana e c’è da convincere il folto “popolo” degli indecisi. Tutti i ministri dell’Esecutivo sono impegnati al massimo per convincere gli italiani sull’importanza, a loro dire, di riformare la giustizia italiana con la separazione delle carriere e la riforma del Csm. Il responsabile del dicastero dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha detto qualche giorno fa che “se dovesse vincere il no vincerebbe il massimalismo, l’estremismo, la contumelia, l’insulto, la delegittimazione della persona“.
In precedenza, sempre il ministro Valditara aveva messo in guardia i dirigenti scolastici, e indirettamente i docenti, perché non cadano nell’errore di illustrare agli studenti un parere di parte sul prossimo referendum sulla Giustizia: ciò, ha sottolineato il titolare del Mim, potrebbe comportare l’avvio di un procedimento disciplinare e quindi delle sanzioni professionali.
“Sarò molto esplicito – ha detto Valditara commentando a Napoli i fatti accaduti in una scuola di Latina in cui si era svolto un dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia a cui ha partecipato anche l’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris -: chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo e può incorrerein sanzioni disciplinari”.
Occhio, quindi, a non organizzare dibattiti o convegni con ospiti che inducono a favorire o respingere la riforma della Giustizia, soprattutto laddove non sia presente chi non la pensa allo stesso modo. La “regola” deve valere per tutti? Certamente.
Vale per i prof, ma anche per gli studenti: perchè a scuola sarebbe bene non fare riferimenti al referendum. È bene, quindi, che lo sappiano anche i ragazzi di Forza Italia che nei prossimi giorni potrebbero parlare di referendum a scuola: in tal caso, dovranno fare attenzione ad assicurare la presenza a scuola anche di esponenti del ‘No’.
La presenza di giovani che potrebbero parlare di referendum nelle scuole è stata auspicata da Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, che, in nome di Silvio Berlusconi, ha inventato le Frecce per il Sì, treni con a bordo esponenti del partito e simpatizzanti, che per due giorni hanno attraversato l’Italia dal Nord al Sud: le ultime Frecce sono giunte, il 14 marzo, alla stazione Tiburtina di Roma.
Su quel treno c’era anche Tajani, che ha assicurato: “nessuno si vuole liberare della magistratura”, invece vogliamo dargli “sacralità”.
Sull’esito del referendum, i sondaggi dicono che c’è incertezza su chi prevarrà. Lo stesso Tajani ha detto che”un solo voto” potrebbe fare la differenza. Potrebbero essere quindi decisivi gli indecisi.
Sembrerebbe anche che tra gli indecisi vi siano moltissimi giovani, anche se la maggior parte degli elettori under 25 sarebbero orientati per il ‘No’.
Quindi, il leader azzurro si è rivolto ai suoi, ma soprattutto ai giovani, per chiedergli di battere il Paese “strada per strada, casa per casa, scuola per scuola“.
Poco prima, sempre Tajani, aveva ringraziato i giovani presenti durante l’evento “Noi diciamo Sì”, organizzato dal movimento giovanile di Forza Italia, sempre dedicato alla riforma della giustizia: “Grazie per il lavoro che fate, sono molto fiero di voi. Siamo qui siamo là, siamo in tutta la città, come si diceva nel ’68”, aveva detto.
Quindi il leader di FI si è rivolto ai giovani sostenendo che è “importantissimo che in questa ultima settimana siate voi i protagonisti di questa campagna, perché ci sono ancora troppi vostri coetanei che sono indecisi o non vanno magari a votare o sono condizionati dalla propaganda. La riunione deve servire a sguinzagliarvi nei gazebo nei mercati, fra i vostri colleghi di università, fra i compagni di lavoro e anche a scuola perché ci sono i 18enni che votano e occorre spiegare loro cosa è questa riforma, che interessa ciascuno di voi”.