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Reggi non si ferma, ora nel mirino ha le supplenze “brevi”: tagliamole, non danno valore aggiunto

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Ormai il sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi sembra essersi sostituito al ministro Stefania Giannini. Dopo la discussa intervista a Repubblica, la sostanziale smentita di quanto affermato, nel corso della tre-giorni Pd a Terrasini, il 7 luglio ha fatto delle precisazioni importanti dai microfoni di Radio Anch’io (Radio 1): dopo aver confermato che “nessuno ha mai parlato di 36 ore di lezione. Le ore di insegnamento restano costanti, e quindi 18 ore per le superiori, 22 per le primarie e 25 per le materne”, anche sel’orario di lavoro dovrà essere oggetto di revisione e contrattazione, Reggi è tornato a parlare di docenti precari. Spiegando che stavolta nel mirino del Governo ci sarebbero le supplenze cosiddette “brevi”, quelle, per intenderci, che si fanno anche e spesso per un solo giorno (soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie).

Secondo il sottosegretario, siccome queste supplenze non sono programmate, ma improvvisate, dal punto di vista didattico “non danno valore aggiunto”. Meglio, quindi, “utilizzare gli insegnanti di ruolo”, i quali darebbero la loro disponibilità a fare le supplenze in modo più organico. Per realizzare questo progetto, però, ha tenuto a dire Reggi, occorre introdurre prima “l’organico funzionale”: considerando i tanti anni che sono passati da quando si parla di introduzione dell’organico funzionale, l’impressione è anche questa uscita di Reggi sia destinata a non trovare applicazione pratica.

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