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Regionali 2015, la vittoria mutilata del PD. Divisioni e delusione tra i democratici

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7-0? 6-1? 4-3? Le elezioni regionali finiscono con un 5-2 per il centrosinistra, ma è un risultato al di sotto delle aspettative per il partito del premier Matteo Renzi. Enrico Rossi in Toscana, Luca Ceriscioli nelle Marche, Michele Emiliano in Puglia danno al Pd le vittorie più nette mentre fatica, in Umbria, Catiuscia Marini che solo al fotofinish supera (con un distacco di 3,5 punti) Claudio Ricci, sostenuto da tutto il centrodestra. Fronte unito, nei moderati, anche per quel Giovanni Toti che spicca come vera sorpresa delle Regionali, in una Liguria segnata dalla scissione a sinistra di Luca Pastorino e dove, con la sconfitta di Raffaella Paita, i livori post-voto nel Pd superano il livello di guardia. 

 

Nettissimo, in Veneto, il trionfo del leghista Luca Zaia che doppia Alessandra Moretti e oltrepassa indenne la scissione di Flavio Tosi. Mentre in Campania Vincenzo De Luca supera Stefano Caldoro, rivelandosi più forte della ‘black list’ dell’Antimafia e della spada di Damocle della sospensione prevista dalla legge Severino. 

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A livello nazionale il Partito Democratico si attesta al 23,7%; secondo partito il Movimento 5 Stelle al 18,4%. Poi Lega Nord al 12,5%. Quarto partito Forza Italia al 10,7%, Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale invece al 4,2%.

 

 

In ogni caso il dato emblematico di queste consultazioni regionali è soprattutto la bassa affluenza alle urne: si è recato ai seggi solo il 52,2% degli italiani nelle sette regioni in cui si votava, quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazione omologhe a quelle di ieri.