Il mondo anglosassone affronta da un lustro una crisi terribile e di dimensioni mastodontiche legata al reclutamento ed abilitazione del personale docente. I giovani, di fatto, non sono più interessati alla professione: troppa mobilità, scarsi welfare e garanzie, retribuzione non adeguata ad altri posti di lavoro presenti sul mercato, che di fatto assorbono tale forza lavoro presso grandi imprese e dipartimenti togliendoli al ruolo totalmente destinato alle comunità locali, ossia l’istruzione pubblica e gratuita. Nelle aree remote e rurali, in particolare, si combatte per tenere gli istituti aperti: la carenza di docenti spinge i genitori ed i docenti a macinare decine di chilometri in più prima di raggiungere una scuola attiva e funzionante.
Nello stesso periodo, il Ministero dell’Istruzione britannico ha varato un piano per l’acquisto di migliaia di impianti fotovoltaici per abbattere il costo dell’energia elettrica di un valore complessivo di 100 milioni di sterline, somma che, secondo le sigle sindacali, avrebbe potuto occorrere per migliorare la situazione retributiva ed agevolare l’arruolamento di nuovo personale docente a supporto.
Il programma Great British Energy Solar Partnerships rappresenta uno dei primi interventi operativi della nuova società energetica pubblica britannica Great British Energy (GBE) in collaborazione con i Ministeri dell’Istruzione e della Pubblica Amministrazione anglosassone, istituita per sviluppare e detenere asset competitivi di energia rinnovabile nel Regno Unito. L’iniziativa prevede l’installazione di impianti fotovoltaici su edifici scolastici e altre infrastrutture pubbliche, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione delle scuole alla volatilità tossica dei prezzi dell’energia e incrementare la produzione elettrica da fonti rinnovabili in autoconsumo per gli edifici stessi.
L’ammontare dell’investimento complessivo del programma è stimato in 100 milioni di sterline, destinati a coprire progettazione, installazione, interventi di efficienza energetica complementari e prima manutenzione. Secondo i dati governativi, oltre 250 scuole in Inghilterra hanno già sottoscritto accordi di partecipazione, mentre le prime installazioni operative stanno già generando elettricità con effetti misurabili sulla riduzione delle bollette. Il progetto si inserisce nel quadro della strategia nazionale di decarbonizzazione del settore pubblico attraverso l’utilizzo di un modello centralizzato di installazione di impianti.
Accanto all’investimento di circa 100 milioni di sterline per il programma Great British Energy Solar Partnerships, cresce il dibattito sulla gravità della carenza di insegnanti nelle scuole di tutto il Paese e sulla priorità delle risorse pubbliche. Secondo recenti analisi del mercato del lavoro scolastico, i posti vacanti per i docenti sono ai livelli più alti mai registrati, con dati che nel biennio 2023/24 parlavano di circa sei posti di lavoro non coperti ogni mille insegnanti, il doppio rispetto ai livelli pre-pandemici e sei volte quelli del 2010/11, e oltre 2800 cattedre scoperte censite nel 2023 in Inghilterra.
In numerose scuole i dirigenti scolastici hanno di recente evidenziato difficoltà croniche di reclutamento e mancata copertura di materie considerate fondamentali, mentre l’aumento medio del numero di alunni previsto nei prossimi anni richiederà ancora più personale. I critici dell’iniziativa del fotovoltaico sostengono che quei fondi — se destinati in maniera decisa a incrementi salariali, nuove assunzioni o incentivi al reclutamento — potrebbero aiutare ad affrontare in modo più diretto la crisi del personale educativo; il governo replica che i risparmi derivanti dall’efficienza energetica potranno nel medio termine liberare risorse finanziarie da reinvestire nelle scuole, inclusi eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro con benefici sulla qualità complessiva della didattica per tutti.