Home Politica scolastica Renzi incontra Giannini: si stringe sulla riforma dei docenti?

Renzi incontra Giannini: si stringe sulla riforma dei docenti?

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Le stime negative sul Pil di questi giorni non scalfiscono l’ottimismo del premier, Matteo Renzi, che ostenta con i suoi collaboratori tranquillità sulla situazione economica: “nessuna sottovalutazione, ma stiamo lavorando determinati e concentrati proprio su questi temi”, è il motto prevalente in seno al Governo.

Il 25 luglio l’agenda del presidente del Consiglio è stata in effetti molto orientata alle tematiche economiche. Prima l’incontro con i vertici Fiat: un’ora di colloquio definito “molto positivo”. Nel pomeriggio l’incontro con Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, e Giovanni Castellucci, ad di Atlantia. Poi il colloquio con Jean-Claude Juncker, anche questo dedicato in parte alla situazione economica. Ma c’è stato il tempo anche per incontrare il responsabile del Miur, Stefania Giannini.

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Dal punto di vista dei prossimi passi del governo, il premier ha lavorato oggi al decreto Sblocca Italia, da portare in Consiglio dei ministri la prossima settimana, il 31 luglio. Ma anche sulla scuola, su cui ha fatto il punto con il ministro Giannini e il suo staff. Sul contenuto dell’incontro vige il più stretto riserbo. Di sicuro, però, l’intenzione di entrambi, premier e ministro dell’Istruzione, rimane quello di adottare nel più breve tempo possibile le misure che incidano sulla valorizzazione dei prof. Ora, se è vero che si darà modo anche alla “base” di esprimere la propria opinione, è altrettanto vero che è troppo ghiotta l’occasione del rinnovo del contratto per farsela sfuggire: l’obiettivo di fondo rimarrebbe, infatti, sempre quello di andare a premiare di più, con aumenti diretti in busta paga, principalmente quei prof che si spendono di più nella scuola e per la sua organizzazione. Ridimensionando (i pessimisti dicono anche cancellando) gli scatti automatici.

I temi saranno approfonditi già a partire da lunedì prossimo, 28 luglio: il macro-obiettivo rimane l’attuazione delle riforme, ma anche dalle iniziative sul fronte economico. E a proposito di riforme, non sembra trapelare preoccupazione per la fiducia “risicata” ottenuta a palazzo Madama sul dl competitività: a palazzo Chigi non viene visto come un “avvertimento” sulle tante votazioni – anche a scrutinio segreto – che ci saranno sul ddl Boschi.

Tra i decreti da affrontare, non si è capito bene ancora se prima o dopo la pausa ferragostana, c’è pure quello “spacchettato” sulla scuola: un decreto che, malgrado le smentite dei vertici del Miur, nelle ultime ore conterrebbe di nuovo al suo interno il piano di elevazione dell’orario settimanale (di ore frontali, nemmeno di servizio!) dei docenti. Facendo tornare di attualità l’intervista di inizio luglio rilasciata dal sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi al quotidiano ‘La Repubblica’. Troppo forte sarebbe infatti il rischio di incorrere in sanzioni o assunzioni di massa, nel caso la Corte di Giustizia europea desse ragione ai migliaia di docenti precari che chiedono di essere assunti su posti vacanti (che con l’orario maggiorato però si ridurrebbero).

Stefano d’Errico, leader storico Unicobas, vede nero. E prefigura accordi quasi “carbonari” nelle stanze di Viale Trastevere e del Parlamento: “per assicurarsi l’appoggio di Berlusconi, Reggi e la Giannini dovranno realizzare anche l’area più scura del programma annunciato (e concordato con Aprea e Centemero): maggior spazio e finanziamento ai diplomifici privati (‘luminoso’ esempio e zona franca, nonostante il dossier Unicobas che dimostra come troppo spesso non controllino frequenza, né profitto e non paghino i docenti); chiamata, valutazione (e licenziamenti) diretti del personale (docente ed ata) da parte dei dirigenti, nonché scuole gestite da Consigli d’Amministrazione. Altro che ‘qualità’! Per il Governo – conclude d’Errico – , la scuola è una mera ‘partita di giro’”.