Lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 19 febbraio in materia di revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, con la relativa definizione degli indirizzi, delle articolazioni, dei corrispondenti quadri orari e dei risultati di apprendimento in esito ai relativi percorsi.
Ieri, 17 marzo, era prevista una riunione dedicata all’esame delle nuove classi di concorso, che è stata poi rinviata, segnale della necessità di ulteriori approfondimenti su un impianto normativo ancora oggetto di discussione.
Flc Cgil ha inviato una lettera indirizzata direttamente al Ministro Giuseppe Valditara per esprimere alcune criticità. La strada che la FLC CGIL ha indicato è chiara e di semplice attuazione: sarebbe sufficiente un emendamento al Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19 che disponendo lo slittamento della riforma all’anno scolastico 2027/28 consentirebbe l’avvio di un confronto sul merito dei contenuti della riforma all’interno all’intera comunità scolastica. Ecco il contenuto della lettera.
Gentile Ministro,
la scrivente organizzazione sindacale ritiene doveroso rappresentare con fermezza la situazione di grave criticità determinatasi nelle istituzioni scolastiche a seguito del processo di revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, di cui all’oggetto.
Le scuole si trovano oggi a dover affrontare un cambiamento strutturale di ampia portata in assenza dei necessari strumenti normativi e operativi. In particolare, risulta ad oggi non emanato il decreto di individuazione delle classi di concorso da assegnare alle discipline dei nuovi percorsi, rendendo di fatto impossibile una corretta e legittima definizione dei quadri orario.
A ciò si aggiungono tempi di attuazione del tutto incompatibili con la complessità della riforma, che stanno determinando disorientamento negli organi collegiali, tensioni organizzative e un diffuso senso di incertezza tra il personale scolastico. Le numerose segnalazioni pervenute dalle nostre strutture territoriali e dalle RSU confermano un quadro diffuso di forte disagio.
Si evidenzia, inoltre, come l’impianto della revisione comporti rilevanti ricadute sul piano occupazionale e culturale: la riduzione del monte ore complessivo si traduce inevitabilmente in una perdita di posti di lavoro, mentre la contrazione delle ore disciplinari, coinvolge non solo i saperi di base ma anche discipline tecniche e più professionalizzanti caratterizzanti il corso di studi, con il serio rischio di impoverire l’offerta formativa e la funzione educativa complessiva degli istituti tecnici.
Alla luce di tali elementi, non riteniamo affatto condivisibile l’intento di procedere con l’avvio della riforma nei tempi attualmente previsti. Pertanto la scrivente organizzazione sindacale chiede con carattere di estrema urgenza, l’approvazione di un emendamento al Decreto-Legge 19 febbraio 2026, n. 19, recante misure per l’attuazione del PNRR, che disponga lo slittamento dell’avvio della riforma all’anno scolastico 2027/2028, per ricondurre la proposta di revisione dell’assetto ordinamentale dell’Istruzione tecnica nell’alveo di un reale confronto e coinvolgimento dell’intera comunità scolastica sul merito dei contenuti della riforma.
La riforma – spiega il decreto – introduce un modello didattico fondato sulla metodologia per competenze, superando la frammentazione disciplinare a favore di una progettazione interdisciplinare organizzata per Unità di Apprendimento (UdA). Gli studenti saranno chiamati a gestire “compiti di realtà”, partecipando attivamente al proprio percorso formativo per sviluppare autonomia e spirito critico.
Il profilo educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) viene aggiornato per includere un potenziamento delle discipline STEM, lo studio trasversale dell’educazione civica e moduli dedicati allo sviluppo sostenibile.
Uno dei pilastri dell’innovazione è la creazione dei «Patti educativi 4.0». Si tratta di accordi territoriali tra scuole, università, centri di ricerca, ITS Academy e imprese per condividere risorse professionali, laboratori e strumentazioni all’avanguardia.
Le aziende non vengono più considerate semplici ospiti, ma partner attivi che contribuiscono alla formazione attraverso esperienze laboratoriali condivise e affiancamento tutoriale per i docenti.
Per garantire una filiera formativa coerente, il decreto prevede meccanismi di continuità con l’istruzione terziaria, facilitando il passaggio verso le lauree professionalizzanti e i percorsi degli ITS.
La riforma spinge con decisione sull’internazionalizzazione. Dal terzo anno di corso, è previsto l’insegnamento in lingua inglese di una disciplina di indirizzo tramite la metodologia CLIL. Gli istituti tecnici sono inoltre incoraggiati a promuovere stage all’estero, scambi internazionali e il conseguimento di certificazioni linguistiche per favorire la mobilità dei futuri lavoratori.
La riforma non dimentica poi l’apprendimento permanente. In via sperimentale, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora l’offerta sul territorio sia insufficiente. Questa misura mira a rispondere con flessibilità alle esigenze di riqualificazione della popolazione adulta, integrandosi nelle reti territoriali già esistenti.
Il nuovo assetto ordinamentale, che comprende indirizzi che spaziano dal settore economico (es. Turismo, Marketing) a quello tecnologico (es. Meccatronica, Informatica, Sistema Moda), diventerà operativo per le classi prime a partire dall’anno scolastico 2026/2027.