Nella notte tra l’11 e il 12 agosto, il gruppo “Patto per il Nord” ha reagito ripristinando il nome di Miglio, ma non sulla facciata: la scritta è comparsa sul marciapiede davanti alla scuola. Un gesto simbolico che rilancia la polemica su un edificio già finito al centro di contestazioni nel 2010, quando vennero rimossi 700 “Soli delle Alpi” voluti dall’allora sindaco Oscar Lancini.
Come avevamo già riportato, Adro (Brescia) è al centro di una bufera politica dopo la decisione del sindaco Davide Moretti, alla guida di una lista civica di area progressista, di rimuovere il nome del politologo comasco Gianfranco Miglio, considerato ideologo della Lega, dalla facciata del polo scolastico cittadino, proprio nell’anniversario della sua morte. Il Carroccio parla di “offesa alla memoria di un grande uomo, padre del Federalismo”.
Il primo attacco è arrivato dal deputato leghista Eugenio Zoffili, seguito da gran parte del partito, che rivendica il ruolo di Miglio nelle battaglie per autonomia e devoluzione, oggi al centro della legge n. 86 del 26 giugno 2024. Il ministro Calderoli lo ha ricordato come uno studioso “che credeva nella democrazia diretta” e che avrebbe condiviso la riforma dell’autonomia regionale. Parole di stima anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, dal sottosegretario Nicola Molteni e dal governatore lombardo Attilio Fontana, che accusa la Giunta di “ottusità” e “paura di idee innovative”.
Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia, annuncia un presidio e valuta un ricorso alla Corte dei Conti per “danno erariale” per le spese di rimozione, definendo l’atto “cancel culture” e “ignoranza storica e culturale”.