Home Politica scolastica Rinnovate il contratto e meno chiacchiere

Rinnovate il contratto e meno chiacchiere

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Il  segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, parlando con le agenzie, ha dichiarato che al momento “si parla di un decreto di riforma della pubblica amministrazione ma nessuno l’ha visto. Per ora sono solo considerazioni orali che il ministro ha fatto, dicendo che ci sono dei decreti, ma non li abbiamo ancora letti. Quello che chiediamo, invece, è la riapertura della contrattazione per il contratto collettivo nazionale e i contratti integrativi, perché se non si fa il contratto tutto il resto sono chiacchiere, poesia, fantasia, mentre noi vogliamo vedere i fatti”.

“Questo sindacato, -ha detto Nigi – è un po’ contrariato perché sull’argomento si gira intorno con una sorta di anello a voler dimostrare che i pubblici dipendenti sono degli pseudo-lavoratori, persone che non fanno nulla, e invece non è vero. Né condivido chi fa il paragone con il privato, anche perché bisogna vedere di quale privato si parla per dire che lì c’è meno assenteismo”.

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“Invece di parlare di assenteismi, si rinnovi il contratto”, incalza Nigi sottolineando che “sono nove anni che aspettiamo e per ora si sono fatte solo chiacchiere: si è detto che il contratto si farà perché la Corte Suprema ha detto di farlo, ma non si dice quanto si darà”. “Non si potranno certo dare 6-7 euro lordi o peggio ancora – aggiunge – proporre un contratto che cambi le regole sulla parte normativa senza toccare la parte economica”.

“Tutto va contrattato – dice Nigi – e va fatto perché solo attraverso il contratto si può modificare l’organizzazione, la produzione e anche l’attaccamento del lavoratore al lavoro. I pubblici dipendenti, infatti, sono e si sentono trascurati, il loro potere d’acquisto è diminuito del 20-30%”.

“Quindi, bisogna mettersi a sedere e ragionare su direttive, dove ci sono i soldi, e dire come si intende far lavorare questi dipendenti, che hanno la volontà di lavorare. Sono dipendenti che mantengono le sorti del paese. Basti pensare alla scuola ma anche alla sanità, alle agenzie fiscali: tutto dipende dai lavoratori, il paese si regge sul pubblico impiego”.

“Continua, invece, a diminuire la forza lavoro nel pubblico impiego, 188mila dipendenti in meno su 3,2 milioni, e nessuno ha detto niente. Lo stesso blocco del turn over è una stupidaggine: si diminuisce l’organico e poi ci si lamenta che non funziona nulla, ma così facendo a lungo andare non funzionerà mai. Allora, sarebbe meglio chiudere tutto”, ironizza.

“Va invece ripensato il ruolo del pubblico impiego – conclude il segretario generale della Confsal – e questo si fa attraverso il contratto e considerando che non è una spesa improduttiva, un costo, ma un investimento”.