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Prima Ora | notizie del 3 luglio

03.07.2026

Rinnovo CCNL 2025-27, Barbacci: ecco la nota congiunta dei sindacati. Fracassi: il punto su risorse aggiuntive, buoni pasto e welfare

Nel contratto 25-27, siglato il 1° luglio, le sigle sindacali hanno apposto una nota congiunta, di cosa si tratta? Questa la risposta della segretaria generale della Cisl Scuola Ivana Barbacci a La Tecnica risponde live:

“Il contratto parte economica riguarda una percentuale del 6% che è stata calcolata secondo una serie di condizioni che erano nella disponibilità della negoziazione, la dichiarazione congiunta che non è una dichiarazione di una parte, ma riguarda anche l’impegno che abbiamo ottenuto da parte di chi rappresenta il datore di lavoro, quindi Aran, è una dichiarazione che impegna il governo che delega l’Aran specifico, a fare un percorso di adeguamento delle retribuzioni del personale del comparto, istruzione, ricerca, affinché ci sia un cambio di passo rispetto al passato in termini di riconoscimento e di dignità retributiva di un segmento di 1 milione 250.000 lavoratori che rispetto al confronto con i lavoratori dell’altra parte della pubblica amministrazione devono recuperare un gap che noi abbiamo accumulato nel tempo”.

“Allora, siccome siamo tutti figli dello stesso Dio, pubblica amministrazione e quindi siamo in un’unica dimensione di responsabilità perché ci occupiamo dei servizi nel caso specifico degli attivi, da rivolgere ai cittadini, dobbiamo lavorare sicuramente per ottenere i finanziamenti nella legge di bilancio regolari secondo le scadenze dei contratti. Dobbiamo ottenere uno sforzo in più da destinare ai settori dell’istruzione per riallineare anche quelle queste nostre retribuzioni a quelle della pubblica amministrazione che sono la sanità, che sono gli enti locali, che sono i ministeri. Questo è un intendimento che noi abbiamo voluto far emergere dalla dichiarazione congiunta”.

“Poi c’è tutta un’altra partita più ampia che riguarda anche in questo caso i nostri settori che è quella del welfare e quindi provare ad aprire uno scenario che consenta ai nostri lavoratori, alle persone che noi rappresentiamo, di poter beneficiare anche di alcuni servizi che possiamo chiamare di contrattualizzazione di secondo livello, welfare contrattuale che devono poterci anche in questo caso far vicini alle condizioni che oggi sono a disposizione degli altri settori della pubblica amministrazione. Serve uno sforzo specifico per il nostro comparto e per i nostri settori. La dichiarazione congiunta va in quella direzione ed è una dichiarazione di impegno politico a cui noi chiederemo conto al governo di turno, al Parlamento che deve finanziare questi intendimenti in primo luogo nella prossima legge di bilancio”.

Fracassi: servono risorse e segnali dal Governo

È possibile avere risorse aggiuntive? Io rispondo di sì – afferma Gianna Fracassi, segretaria generale Flc Cgil – perché questo è avvenuto anche nell’ultima legge di bilancio con un fondo perequativo finalizzato per le funzioni locali, quindi il fondo perequativo era finalizzato esattamente a colmare il gap con il resto dei settori pubblici, escluso la scuola, l’università, la ricerca e l’Afam. Quindi sì, è possibile ed è incontestabile che ormai siamo in una condizione legata ovviamente a delle motivazioni che ci vengono sempre ripetute ma che non sono ragionevoli. Cioè le motivazioni sono: siete 1 milione e 200.000 lavoratori e lavoratrici. Ma tenere a riferimento questo genere di motivazioni significa che per la scuola non c’è mai trippa per gatti. Questo non è possibile. Io penso che su questo versante la prossima legge di bilancio dovrà dare un segnale molto chiaro, perché complessivamente il comparto ha dei saldi negativi, che vanno dal 17 al 24% a seconda del tipo di profilo professionale. È molto, è troppo, direi”.

“Per quanto ci riguarda da settembre continueremo e proseguiremo a mettere in campo iniziative per chiedere maggiori risorse, qualunque genere di iniziativa, anche perché questo riguarda anche il resto della pubblica amministrazione. Non dimentichiamocelo, questo è un settore che è stato vessato dalla mancanza anche di rinnovi contrattuali. Noi scontiamo anche un decennio quasi di mancato rinnovo del contratto e se pensate che in questo caso il datore di lavoro è lo Stato, lo trovo particolarmente inaccettabile, no? Quindi c’è sicuramente da recuperare”.

“C’è anche da recuperare quello che è stato lasciato sul campo del 22-24 perché lì siamo sotto il livello di inflazione. Quindi questo su questo punto il rapporto col resto della pubblica amministrazione e un’adeguata valorizzazione salariale per noi sono le questioni prioritarie e allora mi rendo conto che c’è grande interesse intorno al tema del welfare, però non si possono sostituire gli incrementi salariali con i servizi. Quella partita deve essere una partita aggiuntiva perché altrimenti facciamo un’operazione per cui accettiamo bassi salari e gli incrementi sono sostituiti da, un non meglio identificato welfare, perché servono tante risorse, cioè le nozze con i fichi secchi, come è accaduto con l’assicurazione sanitaria, servono a poco, no?

Quanto avete stimato servirebbe in più magari anche nelle leggi di bilancio per arrivare a coprire almeno sicuramente l’inflazione?

“Se facciamo l’elenco delle richieste che giustamente tutti abbiamo fatto, siamo nell’ordine di alcuni miliardi, perché oltre alla valorizzazione professionale ci sono delle richieste che sono tra l’altro comuni a tutte, ne dico una, il buono pasto. Dobbiamo sapere che il buono pasto, la copertura di un triennio del buono pasto del personale della scuola costa 1 miliardo e 200 milioni, 400 milioni all’anno. È chiaro che è necessaria volontà politica per poter fare un’operazione di questo tipo e la scelta di investire nei lavoratori e nelle lavoratrici di questi settori della scuola in particolare”.

“Aggiungo un’altra cosa, c’è un tema che riguarda una parte del personale che ha salari mediamente più bassi. Mi riferisco per esempio ai collaboratori scolastici. Ora, noi abbiamo fatto un’operazione importante anche col contratto 19-21 che non tutti hanno firmato, mi riferisco anche alla rivitalizzazione di alcuni istituti come gli incarichi aggiuntivi, le posizioni economiche. Insomma, abbiamo fatto un’operazione, ma lì se vogliamo ripartire anche dalla qualificazione e valorizzazione dal punto di vista salariale di questo personale, dobbiamo ovviamente fare anche da questo punto di vista un intervento sulle buste paga”.

“C’è un tema che ci sta particolarmente a cuore, che ha un peso di natura contrattuale e mi riferisco alla piena equiparazione col personale a tempo determinato. Queste sono tutte scelte che per essere sostenute hanno bisogno di risorse e ad oggi il contratto, proprio perché noi abbiamo deciso di collocare tutto quello che avevamo sul tavolo sullo stipendio tabellare, che trovo che sia una scelta sacrosanta, però per sostenere per esempio la piena equiparazione normativa e quindi per fare delle operazioni sul versante dei diritti e delle tutele. Tutto questo ha necessità di avere qualche risorsa in più, oltre al fatto che, e questo sarebbe importante anche provare a chiudere la bolla di precariato che riguarda sia il personale docente che il personale Ata. Siamo nell’ordine, ormai abbiamo rotto tutti i record, sfondiamo tutti gli anni molto agevolmente 200-230.000 posti a tempo determinato. Quindi io credo che sia l’altro aspetto inaccettabile su cui è necessario introdurre degli elementi che consentono le stabilizzazioni”.

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