È tutto pronto per la firma definitiva dei sindacati da apporre sull’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024 sul quale lo scorso 5 novembre era stato trovato un accordo (ma non con la Flc-Cgil): le sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, nell’adunanza del 22 dicembre 2025, scrive l’Ansa, hanno “certificato positivamente, con le raccomandazioni contenute nel rapporto allegato alla deliberazione, in corso di stesura”.
L’approvazione dei magistrati contabili era l’ultima che mancava per la riconvocazione delle organizzazioni sindacali e la sottoscrizione definitiva del Ccnl 2022/24, che ricordiamo sarà solo di tipo economico e non normativo: l’Aran non ha perso tempo e ha immediatamente convocato i sindacati, che si incontreranno con la parte pubblica, guidata dal presidente Antonio Naddeo, già martedì 23 dicembre.
Il testo del contratto non presenta alcuna novità rispetto alla bozza sottoscritta un mese e mezzo fa: tra i sindacati con rappresentatività, rimane solo il dubbio se il contratto del triennio 2022-2024 verrà avallato anche dalla Flc-Cgil.
Tutto lascia propendere per il ‘no’: alla mancata firma del 5 novembre, ha fatto seguito anche un’ampia consultazione con i quadri e con le Rsu del sindacato Confederale, che hanno ampiamente confermato la linea intrapresa dalla segreteria nazionale guidata da Gianna Fracassi.
La stessa numero uno della Flc-Cgil aveva spiegato alla ‘Tecnica della Scuola’, all’indomani della mancata firma sull’ipotesi di rinnovo contrattuale, che le risorse messe su questo contratto di lavoro di Istruzione e Ricerca impoveriscono gli stipendi dei lavoratori della scuola perché equivalgono a meno di un terzo dell’inflazione cresciuta nell’ultimo periodo.
“Gli escamotage propagandistici sui futuri contratti – ha quindi dichiarato Fracassi riferendosi evidentemente alle cifre divulgate in queste ore comprendenti i futuri due Ccnl – non ci interessano: oggi c’è un’emergenza salariale e se c’è da pagare una bolletta non posso dire che la pagherò nel 2030 quando arriveranno i soldi”.
Aumenti e arretrati dovrebbero arrivare negli stipendi del mese di febbraio di quasi un milione e 300mila dipendenti.
Ma quanti euro arriveranno nelle loro buste paga? Come abbiamo già avuto modo di scrivere, la Cisl Scuola ha calcolato che gli incrementi totali mensili in busta paga varieranno, non di poco, in base al profilo professionale e all’anzianità di servizio (strutturata in fasce, ad esempio 0-8, 9-14, fino a “da 35” anni).
Per il personale docente (Infanzia/Primaria, ITP, Laureati di I e II grado), gli aumenti mensili varieranno, ad esempio, tra €52.74 netti (per l’anzianità inferiore per ITP e Infanzia/Primaria) a €87.43 netti (per i docenti Laureati II grado con anzianità più elevata).
Questi nuovi incrementi includeranno la differenza mensile ancora da erogare (su 13 mensilità) e l’Incremento RPD/CIA mensile da erogare (su 12 mensilità).
Il rinnovo prevede l’erogazione di significativi arretrati. Le somme totali verranno percepite in un’unica soluzione (somma di Arretrati e Una tantum) e anch’esse varieranno a seconda della proposta e della categoria:
Personale docente (es. Infanzia/Primaria, ITP, Laureati I/II Grado):
Gli arretrati da percepire vanno da circa €1.291,84 fino a €2.149,98.
L’importo fisso di ‘una tantum’ per questa categoria è di €111.70.
Il totale combinato (arretrati + una tantum L.D.) parte da circa €1.403,54 fino a raggiungere €2.261,68.
L’accordo tra i sindacati e Aran prevede che con l’avvio del nuovo anno le parti si rincontreranno per gettare le basi per un rinnovo “lampo” del Ccnl 2025/27. I finanziamenti per questo nuovo triennio, infatti, sono già stati stanziati con la Legge di Bilancio 2025 e l’intenzione comune è chiudere la trattativa entro pochi mesi.
Marcello Pacifico presidente nazionale Anief, ricorda che “all’Aran ci siamo impegnati tutti a chiudere entro la fine del 2026 la parte economica per dare almeno ulteriori 140 euro in media mensili di aumento al netto della indennità di vacanza contrattuale, a partire da inizio 2027, insieme anche all’estensione di certi diritti, come riconoscimento del diritto al buono pasto. Per raggiungere l’obiettivo vi sono però anche da rispettare determinate condizioni: pretendiamo, già dalla prossima legge di bilancio, risorse aggiuntive dedicate al solo personale scolastico per recuperare il gap” con il resto della Pa.