Mercoledì 1° aprile si è svolto all’Aran un nuovo incontro dedicato alla prosecuzione della trattativa per il rinnovo del CCNL del personale del comparto Istruzione e Ricerca 2025–2027.
Per aggiornare in tempo reale lettori e personale scolastico sugli sviluppi della trattativa, La Tecnica della Scuola è stata in diretta proprio dalla sede dell’Aran. Il direttore Alessandro Giuliani ha raccolto testimonianze e commenti dei protagonisti presenti all’incontro, offrendo un quadro aggiornato della situazione.
Ecco cosa ci ha detto Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale Gilda: “Abbiamo firmato perché sono stati mantenuti i patti. C’è da attenzionare una nuova situazione. Fino ad un mese fa si poteva coprire l’inflazione. Insieme ai sindacati abbiamo sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui chiediamo nuove risorse nelle prossime leggi di bilancio. Ci rendiamo disponibili ad aprire la nuova parte economica qualora ci siano”.
“Poi c’è la questione 2013. Va recuperato in fase contrattuale. Il mondo della scuola paga fortemente la mancanza del 2013. Auspichiamo ad un ritorno a scatti biennali. Finché non ci sono risorse precise per recuperare il gap contrattuale con la PA a parità di titoli probabilmente vale la nostra idea per una contrattazione separata che valorizzi i docenti e gli ATA per dare finalmente dignità a questo mondo”.
“Ci vuole un fondo per recuperare questa differenza perequativa. Poi, la violenza nelle scuole, non può essere la normalità. Ci vogliono tutele immediate e poi reinvestire nella scuola. Sono convinto che stiamo diventando una società violenta. La violenza è figlia dell’ignoranza: abbiamo smesso di studiare le materie per diventare un progettificio. Si parla di educazione civica, ma le 33 ore sono ricavate a scapito delle discipline. Spesso nelle scuole è una farsa. Chi insegna lo sa, tutti questi progetti sono solo autoreferenziali. Invece dobbiamo tornare allo studio delle materie e riprendere da essere la cultura della socialità”.
“Non si può parlare di carriera docente creando una guerra tra poveri. Prima diamo le risorse per uno stipendio dignitoso per tutti. La scuola non è una caserma, uno dei suoi pregi è la collegialità. Abbiamo anche la questione delle sanzioni disciplinari: al momento i procedimenti disciplinari non funzionano. Ci vuole un organismo terzo, un consiglio superiore della docenza. Il dirigente accusa e allo stesso tempo critica. Spesso il giudizio non è oggettivo”.