Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, intervistato ai microfoni de Il Messaggero, ha detto la sua sui casi di scena muta alla Maturità di questi giorni. Inutile dire che l’esperto non è d’accordo con la protesta, o perlomeno, con la modalità.
In particolare Crepet si è concentrato sul caso della studentessa di Belluno che ha protestato dicendo che i docenti, in tanti anni di scuola, non l’hanno conosciuta veramente. “Direi che la studentessa di Belluno è stata quanto meno ingenua, in tanti anni di scuola si è chiesta solo alla fine perché nessuno l’abbia mai ascoltata e capita. È andata proprio fuori tempo massimo. Protestare adesso, quando stai uscendo dal sistema scolastico, che senso ha? Non serve a niente. Non è di aiuto per nessuno”.
“In 13 anni di scuola, io avrei parlato prima. Se si ha l’intenzione di cambiare le cose. Anche perché in fondo sulle motivazioni ha anche ragione: avrebbe potuto stanare i suoi docenti e chiedergli: dove vi siete nascosti?”, ha aggiunto.
Crepet è in parte d’accordo con le ragioni della protesta: “Rispetto molto il punto di vista della studentessa perché è vero che la scuola non capisce i ragazzi: il sistema scolastico non si è mai adeguato a questa necessità. Nessuno in classe domanda a questi giovani come stanno. Non esiste lo spazio o il momento giusto per farlo: non è proprio previsto. Con chi dovrebbero parlare questi ragazzi? Non hanno nessuno con cui farlo. Né a scuola né in famiglia. Su questo abbiamo fallito. Ma la ragazza se l’è presa con l’unica cosa con cui non doveva prendersela”.
“Non possiamo spostare sempre l’attenzione sulle fragilità. Devono abituarsi ai voti che ti dà la vita. Esiste ancora il non classificato? Potrebbe capitare anche quello e non sarebbe una tragedia. Impariamo ad accettare la valutazione e quando perdiamo andiamo avanti. Così si impara: nella vita bisogna saper fare le cose, qualunque lavoro si faccia. E quando si vuole protestare bisogna trovare qualcuno che ascolti”, ha aggiunto.
“Oltre ad essere tardi mi sembra anche un modo per salire facilmente agli onori delle cronache. Ma a cosa serve? Domani parleremo di altro e quindi la protesta non sarà servita a niente”, ha concluso.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non ha usato mezzi termini: chi fa scena muta alla maturità va punito. Con la nuova riforma della maturità, di cui ha parlato il capo del dicastero di Viale Trastevere, chi boicotterà l’esame in questo modo andrà incontro alla bocciatura.
Ma che ne pensa il mondo della scuola? Abbiamo provato a capirlo tramite un sondaggio sulla nostra pagina Instagram, seguita soprattutto da docenti. All’indagine hanno partecipato 7801 utenti. Questi ultimi hanno risposto a questo quesito: “Siete d’accordo con l’idea di Valditara di bocciare gli studenti che fanno scena muta alla Maturità?”.
C’è da dire che non c’è una risposta univoca; i docenti sembrano alquanto divisi. A rispondere “sì” sono stati in 629 (il 51%), a rispondere “no” 612, il 49%.
“L’orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un’arma per mettere a tacere gli studenti”. Nel frattempo c’è stato il quinto caso; queste le parole di una studentessa diciannovenne di Piobbico (in provincia di Pesaro e Urbino), che, come i tre studenti veneti nei giorni scorsi, più un’altra studentessa di una scuola privata di Firenze, si è rifiutata di sostenere il colloquio dell’Esame di Stato: intervistata dal Resto del Carlino, la maturanda ha detto che a demoralizzarla è stato il “sette in condotta” nell’ammissione alle prove della maturità: “non lo ritengo giusto. Ho sempre dato il massimo a scuola e penso di essere stata punita per la mia attività di rappresentante. Lo ammetto, sono una persona che quando c’è da dire la propria, lo fa, ma in modo educato. Quando ho espresso critiche, ho avuto la sensazione che la mia opinione non contasse. Mi sono sentita zittita da questo giudizio. E non per una nota o qualche ritardo accumulato: lo sento come un problema più grande. Quel voto mi ha molto delusa e ho perso qualunque motivazione nel sostenere l’esame”.