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14.07.2025

Scena muta Maturità, il caso all’Università: non passa l’esame e prega di mettergli 18. Il docente: “Mai capitato, è fallimento”

I casi di scena muta agli orali di maturità stanno avendo strascischi anche nel mondo accademico. Lo dimostra quanto accaduto all’Università Ca’ Foscari. Come riporta Il Gazzettino, un docente si è visto recapitare un mail in cui uno studente, che non ha passato un suo esame scritto, lo ha pregato di mettergli il voto minimo, diciotto.

Lui, esterrefatto, ha pubblicato il contenuto della mail sui social: “Buongiorno Professore, Le scrivo in merito all’esame da me sostenuto. L’esito della prova è risultato essere insufficiente. Le chiedo un 18. Mi rendo conto della gravità della richiesta, ma per me è l’ultimo esame prima della tesi e non passarlo è un grossissimo problema. Mi scuso ancora, ma penso comprenda la situazione”.

“Confesso che questa richiesta dopo oltre vent’anni che insegno, mi ha destabilizzato – ha ammesso il docente – eh sì, perché gli studenti hanno sempre cercato di migliorare il voto. Ma normalmente lo facevano secondo un processo del tipo: vedo il compito, capisco gli errori, chiedo se posso migliorare il voto con un orale. Attenzione migliorare voleva dire aumentare un voto già superiore al minimo. Non passare da uno insufficiente ad uno sufficiente. Ovvero ribaltare la situazione a proprio favore senza alcuno sforzo”.

Lo stupore del docente

“Lo studente non sa che voto ha preso ma solo che l’esito è insufficiente. Che potrebbe significare aver preso 17/30 o anche 10/30 o 0/30 se si è sbagliato tutto. Sono andato a riguardare il compito: ha preso 14/30 con alcuni gravi errori. Mi chiedo, come è possibile che uno studente chieda il 18 senza nemmeno sapere cosa ha sbagliato? E poi, cosa ancora più grave, la pretesa di un voto…e la mancanza di responsabilità”.

Per il professore questa richiesta, sebbene formulata senza arroganza “è il segnale del fallimento educativo in cui tutti noi siamo coinvolti, a partire da me. Vorrei pensare che sia un caso isolato ma temo non sia così. Allora non basta dare la colpa al ragazzo, è necessario recuperare il senso del dovere, della fatica, dello studio, della responsabilità, del non cercare sempre scorciatoie. Spetta a noi adulti dare l’esempio”.

E ha concluso: “Ormai tutto è messo in discussione, i voti, il rifiuto di effettuare l’orale alla maturità. Al di là delle ragioni, vere o presunte, che giustificherebbero queste richieste, si evidenzia la perdita di autorevolezza del sistema educativo agli occhi di una parte degli studenti. E anche conseguenza della latente ma presente delegittimazione della scuola come sistema. Oggi i ragazzi si sentono legittimati a chiedere qualsiasi cosa: appelli straordinari, orali integrativi, appelli in giornate a loro favorevoli (come dopo il rientro dallo stage). Ma mai finora mi era capitato una richiesta di voto esplicita. Ecco, forse non abbiamo insegnato loro ad affrontare le difficoltà. Gli abbiamo sempre risolto tutto e abbiamo riposto in loro aspettative per le quali non sono preparati. C’è l’ansia del fallimento, del loro fallimento, che invece è il nostro”.

Il sondaggio

Ma che ne pensa il mondo della scuola? Abbiamo provato a capirlo tramite un sondaggio sulla nostra pagina Instagram, seguita soprattutto da docenti. All’indagine hanno partecipato 7801 utenti. Questi ultimi hanno risposto a questo quesito: “Siete d’accordo con l’idea di Valditara di bocciare gli studenti che fanno scena muta alla Maturità?”.

C’è da dire che non c’è una risposta univoca; i docenti sembrano alquanto divisi. A rispondere “sì” sono stati in 629 (il 51%), a rispondere “no” 612, il 49%.

Il quinto caso

Nel frattempo c’è stato il quinto caso di scena muta alla maturità: “L’orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un’arma per mettere a tacere gli studenti”. Nel frattempo c’è stato il quinto caso; queste le parole di una studentessa diciannovenne di Piobbico (in provincia di Pesaro e Urbino), che, come i tre studenti veneti nei giorni scorsi, più un’altra studentessa di una scuola privata di Firenzesi è rifiutata di sostenere il colloquio dell’Esame di Stato: intervistata dal Resto del Carlino, la maturanda ha detto che a demoralizzarla è stato il “sette in condotta” nell’ammissione alle prove della maturità: “non lo ritengo giusto. Ho sempre dato il massimo a scuola e penso di essere stata punita per la mia attività di rappresentante. Lo ammetto, sono una persona che quando c’è da dire la propria, lo fa, ma in modo educato. Quando ho espresso critiche, ho avuto la sensazione che la mia opinione non contasse. Mi sono sentita zittita da questo giudizio. E non per una nota o qualche ritardo accumulato: lo sento come un problema più grande. Quel voto mi ha molto delusa e ho perso qualunque motivazione nel sostenere l’esame”.

“Non ho voluto guardare il documento. Ho detto alla Commissione di non darmelo proprio. Magari dopo pensavano che non ero preparata e non sostenevo l’orale per questo. Ho portato un mio discorso, proprio stampato e firmato, e ho spiegato tutte le mie ragioni, il fatto che ero rimasta molto delusa, che non credevo più nella meritocrazia. E diciamo che non hanno provato a convincermi a cambiare idea”, queste le sue parole a La Repubblica.

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