Home Archivio storico 1998-2013 Generico Scioperi e proteste, sarà un mese davvero “caldo”

Scioperi e proteste, sarà un mese davvero “caldo”

CONDIVIDI
  • Credion
Nel mese di ottobre gli studenti italiani potrebbero perdere diverse ore di lezione: a partire da venerdì 7 sono infatti in programma una serie di scioperi e mobilitazioni sindacali per protestare contro le disposizioni contenute nella manovra estiva, in particolare l’accorpamento di migliaia di istituti, oltre che ribadire la contrarietà all’appena concluso piano triennale di tagli agli organici ed il sempre più elevato numero di alunni per classe.
Il 7 ottobre le contestazioni coinvolgeranno personale e studenti. L’astensione dal servizio è stata proclamata da diversi sindacati di base: Unicobas, Sisa, Usi, Ait e Usb. L’Unicobas ha da tempo programmato una manifestazione davanti in viale Trastevere. Secondo Stefano d’Errico, segretario nazionale Unicobas, la scuola è stata particolarmente penalizzata da una “pesantissima” manovra economica, tramite la quale il governo ha continuato “l’opera di smantellamento della scuola pubblica. Di fronte a questa vera e propria macelleria sociale, il dovere precipuo delle organizzazioni sindacali degne di questo nome – ha sottolineato d’Errico – è quello di organizzare la più grande protesta possibile“.
Ma non tutte le sigle sindacali saranno unite: l’Unione Sindacale di Base ha scelto di iniziare la giornata di mobilitazione con un presidio dalle 9.30 davanti all`Aran, l`Agenzia governativa incaricata della contrattazione (Largo dei Lombardi angolo via del Corso 476). Durante il presidio verrà chiesto un incontro per “rivendicare lo sblocco dei contratti, denunciare lo sfascio della Scuola dovuto ai tagli e l`aumento insostenibile dei carichi di lavoro, la diffusione di contratti atipici e delle esternalizzazioni; pretendere una vera democrazia nelle scuole, con elezioni RSU e diritto di assemblea per tutti i lavoratori“.
Stavolta in piazza scenderanno anche gli studenti. La maggior parte delle più rappresentative sigle sindacali studentesche, anche universitarie, scenderà ha organizzato in oltre 70 città, tra cui Padova, Venezia, Bologna e Napoli, cortei e flash-mob. Il clou delle contestazioni si avrà a Roma, dove gli studenti si sono dati appuntamento alla Piramide alle 9,30 (per poi muoversi in direzione Miur): è lungo l’elenco delle rivendicazioni studentesche, che vanno dalla mancanza di fondi per il diritto allo studio, alle classi pollaio, ai tagli agli assegni di ricerca e all’offerta formativa, fino al blocco del turn over, agli alti costi della mobilità locale, nazionale e transazionale.
Secondo l’Unione degli studenti chi governa il paese vuole creare “una linea di demarcazione forte tra chi può accedere al sapere e chi no. Abbiamo contato tutti i miliardi di euro di tagli a scuola e università che non sono solo una misura economica del Governo, ma un preciso progetto politico di creare un sistema di esclusione sociale”. Per l’Uds, inoltre, “l’edilizia scolastica e universitaria è decadente e non c’è nessun finanziamento sulla messa in sicurezza dei luoghi della formazione nelle ultime finanziarie del Governo. Scendiamo in piazza anche per chiedere scuole e università più sicure”.
Anche secondo Unione degli universitari e Rete degli Studenti è giunto il momento di “riprenderci questo Paese: siamo stanchi di dover stare alla finestra, di essere considerati l’ultima ruota del carro da questo Governo. Ora vogliamo contare. Scenderemo in piazza per mandare a casa questo ministro che non fa altro che distruggere le nostre scuole, con tagli trasversali, e a prendere in giro chi la scuola la vive ogni giorno“. Si replica il 15 ottobre, stavolta con una protesta studentesca dal sapore internazionale.
Sempre ad ottobre, la protesta riguarderà le altre organizzazioni sindacali: sabato 8 in programma a Roma la manifestazione “Pubblico è Futuro” (dalle ore 14 partenza da Piazza della Repubblica per giungere a Piazza del Popolo), promossa dalla Cgil nazionale, dalla Fp Cgil e dalla Flc-Cgil “per contrastare, come emerge dalla manovra, l’accanimento del governo – spiega il sindacato – verso il lavoro pubblico, le pubbliche amministrazioni e il sistema della conoscenza”.
Il 14 ottobre, si muoverà anche la Cisl, che ha indetto a Roma gli ‘Stati generali di scuola, università, ricerca, pubblico impiego, soccorso pubblico e sicurezza’. Francesco Scrima, leader Cisl Scuola, ha annunciato che si tratterà di “una mobilitazione importante che proseguirà ad oltranza finché non otterremo i risultati sperati”: il sindacato è consapevole “delle difficoltà che sta vivendo il Paese, ma anche in questo momento, soprattutto in questo momento, scuola e pubblico impiego devono tornare all’attenzione della politica, perché senza di loro non si va da nessuna parte“.
La striscia di proteste del mese di ottobre si concluderà il 28 ottobre con lo sciopero del pubblico impiego, indetta dalla Uil. Il sindacato ha anche organizzato una serie di manifestazioni nelle principali città italiane: in particolare, il 14 ottobre a Firenze ed il 21 ottobre a Milano. L’ultima si svolgerà proprio venerdì 28 ottobre a Roma.