Prima Ora | Notizie scuola del 7 maggio 2026

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07.05.2026

Sciopero scuola, dalla riforma dei tecnici alla guerra: cortei con i cartonati di Bernini e Valditara

Due cartonati raffiguranti i ministri Valditara e Bernini sfilano tra i cortei, accompagnati da striscioni diretti: “Valditara nemico del popolo”, “Valditara il tempo è scaduto”, e la richiesta di “dare una sveglia” alla titolare dell’Università. È l’immagine simbolo di una giornata di mobilitazione che il 7 maggio porta in piazza studenti, docenti e sindacati in decine di città italiane. Da Torino a Roma, passando per quaranta piazze da nord a sud, il fronte comune contro la riforma degli istituti tecnici e professionali si allarga e si fa più rumoroso. Al centro delle proteste, i tagli all’istruzione, la riduzione del monte ore e quello che i manifestanti definiscono un processo di militarizzazione della scuola pubblica.

Torino e Roma: i cortei, i docenti e i libri di testo rifiutati

Il serpentone torinese parte da piazza Arbarello con uno striscione che sintetizza lo spirito della giornata: “Contro la distruzione pubblica. Studenti e lavoratori uniti”. Circa seicento persone marciano verso l’Ufficio Scolastico Regionale: studenti delle superiori, universitari e docenti in sciopero, in una coalizione che attraversa generazioni e ruoli. “Le scuole cadono a pezzi, non ci sono fondi mentre le risorse per il riarmo crescono”, denuncia un attivista. La Rete nazionale degli istituti tecnici, nata proprio a Torino e ora estesa a trenta città, ha raccolto in pochi giorni quasi quattromila firme per fermare la riforma. “Il ministro si vergogni, chieda scusa e ritiri la riforma”, recita la richiesta che accompagna il corteo.

Anche nella capitale la mattinata si apre con la mobilitazione. Alcune centinaia di studenti presidiano il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Università, in quello che doveva rimanere un presidio statico. Concordato con le forze dell’ordine, il presidio si trasforma in un corteo unico che punta verso l’Invalsi e l’Anvur. Striscioni contro il ministro dell’Istruzione, bandiere della Palestina e richieste di ritiro della riforma: “Ancora una volta la priorità è tagliare fondi all’istruzione”, ha dichiarato la coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio.

Sul fronte dei docenti, la contestazione non si ferma al corteo. In decine di istituti i collegi hanno votato mozioni di contrarietà e in molti si sta procedendo alla cosiddetta “non adozione” dei libri di testo per le future classi prime. Una resistenza pratica, motivata dal caos organizzativo: i nuovi quadri orari, già in vigore da settembre, sono stati pubblicati a iscrizioni concluse, senza linee guida e con materie rinominate dall’oggi al domani. Scegliere testi adeguati in queste condizioni – con i costi che ricadranno sulle famiglie – è considerato dai docenti materialmente impossibile.

Al tavolo ministeriale: trattativa aperta, ma lo sciopero non si ferma

Mentre le piazze si riempiono, nei palazzi romani si apre un confronto istituzionale. Il tentativo di conciliazione tra il Ministero e la Flc Cgil era già fallito il 27 aprile. Il 6 maggio viene convocato un tavolo ministeriale cui partecipano anche Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda degli Insegnanti e Anief. L’incontro produce un comunicato ministeriale in cui si annuncia la volontà di introdurre “una modifica normativa, a regime, diretta a ridefinire la quota riservata alle istituzioni scolastiche” per garantire stabilità dell’organico e tutela delle discipline.

I sindacati presenti al tavolo si dichiarano soddisfatti dei risultati parziali ottenuti – in particolare la garanzia che non ci saranno esuberi nel primo anno di applicazione – e annunciano ulteriori incontri per lavorare su modifiche più strutturali, inclusi interventi legislativi sul Dl 144/2022. La Flc Cgil, tuttavia, mantiene una posizione più rigida: le misure prospettate sono giudicate “insufficienti”, limitate al solo primo biennio e prive di una visione complessiva. La richiesta rimane il ritiro immediato della riforma o, in subordine, il suo rinvio. Lo sciopero, dunque, va avanti. Il dialogo è aperto, ma la distanza tra le parti è ancora ampia.

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