Home Politica scolastica Sciopero nazionale 25 ottobre. Nostra intervista a F. Tomasello (CUB Scuola)

Sciopero nazionale 25 ottobre. Nostra intervista a F. Tomasello (CUB Scuola)

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Venerdì 25, sciopero generale del sindacato C.U.B.
Tra i motivi dello sciopero anche i problemi della Scuola e dei suoi lavoratori, in particolar modo dei precari.
Intervistiamo il Francesco Tomasello, coordinatore C.U.B. Sur Sicilia e componente della Segreteria nazionale CUB Sur.

Professore Tomasello, ci può illustrare nel dettaglio i motivi dello sciopero di venerdì prossimo e le modalità del suo svolgimento?

La CUB già a giugno, all’Assemblea Nazionale Organizzativa aveva analizzato alcuni temi nevralgici che attanagliano il Paese. I contratti collettivi dei lavoratori pubblici e privati non vengono rinnovati determinando la perdita di diritti individuali e collettivi ed il mancato recupero salariale. La sanità, le politiche della casa e dell’abitare e non per ultimo il tema l’Istruzione sono questioni che non possono più essere trascurate. La CUB dopo aver presentato la piattaforma al governo e fallito il tentativo obbligatorio di conciliazione, ha proclamato lo sciopero generale di tutti i lavoratori pubblici e privati.
Le principali manifestazioni si svolgeranno a Milano, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo.

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Qual è in sintesi la piattaforma dei C.U.B. per la Scuola?

Lo sciopero del 25 ottobre in materia di politiche scolastiche deve segnare una precisa azione di cambiamento che costringa il governo a mettere definitivamente in soffitta la legge 107 con i relativi decreti attuativi della “mala squola”.
C’è una questione salariale per i docenti e gli ATA che è ineludibile, basta guardare le differenze retributive esistenti tra il personale della scuola del nostro Paese con gli stipendi dei colleghi dei Paesi europei, quindi occorre verificare l’andamento delle retribuzioni nel corso degli ultimi 15 anni con la relativa perdita di potere d’acquisto dei salari italiani. Altro punto e non secondario è l’intervento, manu militari, che, grazie al lavoro di simbiosi tra il governo precedente ed i sindacati concertativi, ha di fatto cancellato ogni forma di contrattazione integrativa d’Istituto, rafforzando i poteri dei presidi e riducendo l’attività sindacale di sito scolastico a forme di cieca obbedienza al datore di lavoro.
La CUB chiede forti aumenti retributivi, non meno di 200 euro netti per tutti nel triennio 2019/2021. Altresì chiede il ripristino dei diritti sindacali nei luoghi di lavoro come l’indizione del diritto di assemblea per espressa volontà anche di una singola RSU.

Si profila ancora una volta un contratto per il settore istruzione di soli 80 euro nel triennio 2018/21. Cosa propone in concreto il suo sindacato per un contratto di svolta?

Nel NADEF è previsto un taglio per il 2020 di risorse per il settore dell’Istruzione. Non si capisce come si possa aprire una trattativa sulle retribuzioni se ancora oggi si continua a colpi di scure.
La proposta governativa, di 80 euro per la CUB è irricevibile. Vanno trovati i fondi necessari ed aumentate, come accade negli altri Paesi europei, le quote di Pil da riservare al mondo della scuola e della formazione.

Precariato. Come giudica il D.L. sul precariato approvato di recente dal Consiglio dei Ministri e che il Parlamento dovrà convertire in Legge?

IL tentativo del governo in materia di precariato, anche se si tratta di lavori in corso, appare frammentario e non risolutivo. Possiamo dire che ancora oggi le operazioni di conferimento delle supplenze non siano state ancora concluse. La crisi del sistema di reclutamento appare lapalissiana, nelle segreterie delle scuole non si raccapezzano più poiché tanti aspiranti hanno inviato la messa a disposizione pur in assenza di qualunque titolo necessario per legge.
I contratti precari si avviano a superare le 160.000 unità. La CUB propone l’abolizione della distinzione tra organico di fatto e di diritto; l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti disponibili per GAE e vincitori di concorso nonché procedure straordinarie per gli idonei e per coloro i quali che hanno raggiunto i tre anni di servizio.

La riforma del 2015 cosiddetta della Buona Scuola. Il vostro sindacato è per cancellare solo alcuni istituti e in questo caso quali? Ovvero siete per un’abrogazione tout court?

La CUB ritiene che la legge 107 abbia segnato il punto più basso di approdo della scuola Italiana. La logica della 107 è una logica di deregulation del sistema pubblico d’istruzione e nega l’idea della scuola come palestra educativa, di cooperazione e di vera inclusione. Sostituisce un modello di scuola pluralistica con uno autoritario e gerarchico che nei fatti abolisce la libertà d’insegnamento ed omologa tutti alle “ necessità” del dirigente scolastico. La 107 non può essere recuperata ma va abrogata. Va riscritta una nuova storia della Scuola della Res Publica.

Come risponde a chi chiede uno sciopero unitario e non di singole sigle?

L’unità dei lavoratori e del mondo della scuola si ricostruisce dal basso, tenendo veramente conto dei bisogni collettivi dei docenti e degli ata, non credo, purtroppo che chi ha praticato come unico modello sindacale la concertazione ed il consociativismo sia in sintonia con i bisogni reali di chi sta nelle classi pollaio, 44 mila per l’ anno scolastico 2019/20. Chi ha interessi di casta sindacale da difendere, purtroppo non è in sintonia con la scuola militante. La Cub, al di là delle sigle e degli interessi di bottega, con lo sciopero del 25 ottobre vuole provare ad invertire la rotta ed aprire una discussione senza rete e soluzioni preconfezionate sul sistema pubblico d’Istruzione.

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