Il Regno Unito si confronta da un decennio con abbandono scolastico prematuro che, in alcune regioni, lo fa statisticamente assomigliare ad alcune aree del Mediterraneo. L’offerta formativa tende a contrarsi nelle aree rurali, obbligando così le famiglie a rivolgersi al privato, che di frequente richiede pagamenti gravosi. Numerose famiglie non dispongono delle risorse, e lo studente interessato cade in un circolo senza uscita, ove è di fatto costretto a sospendere la sua formazione, si spera solo per un breve periodo di tempo. La condotta degli studenti, specie nelle aree periferiche delle maggiori città (pensando a Birmingham e Manchester in particolare) sta assumento contorni preoccupanti, specialmente per docenti e personale scolastico costretto su base quotidiana ad impedire atti di bullismo verso sé stesso o altri. Il Ministero ha così disposto sul territorio nazionale 25 hubs, o scuole pilota, con il fine attento fi monitorare entrambi i fenomeni – dispersione e violenza a scuola – per studiarli più da vicino ed identificare le strategie più consone per combatterli. La situazione, inoltre, sembra peggiorata successivamente al periodo pandemico.
Il Segretario all’Istruzione britannico, Bridget Phillipson, ha sollecitato un coinvolgimento più attivo dei genitori nella gestione della cattiva condotta e dell’insufficiente frequenza scolastica, fenomeni peggiorati dopo la pandemia. Il nuovo anno scolastico sarà accompagnato da un programma di intervento che coinvolgerà inizialmente 21 scuole focali (hub) in tema di frequenza e comportamento, con l’obiettivo di estendere l’iniziativa successivamente a 5.000 istituti, concentrando l’azione intensiva su 500. Il Ministero dell’Istruzione ha osservato come ogni 30 minuti in classe ben 7 minuti vengano persi a causa di distrazioni o disordini. Inoltre, il numero di studenti “severamente assenti” (oltre il 50% di giorni scolastici mancati) è salito a 148.000. La situazione appare particolarmente critica tra gli studenti con diritto al pasto gratuito: uno su dieci ha subito una sospensione nell’ultimo anno scolastico per condotte violente. Prima delle sospensioni delle lezioni in aula per il contrasto epidemiologico da Sars-CoV-2, i dati erano, seppur preoccupanti, ben differenti da quelli odierni. Si parlava di 125.000 studenti “costantemente assenti” e sospensione ad uno studente su venti (-50%).
I 21 hub iniziali, scelti per leadership e buone pratiche, offrono coaching ai dirigenti, audit sul clima scolastico, modelli di policy (routine chiare, regole sui telefoni, sanzioni e riparazioni proporzionate), formazione su de-escalation e sicurezza, strumenti digitali per monitorare le presenze in tempo reale e pacchetti di coinvolgimento delle famiglie con colloqui e visite a domicilio. Il programma partirà da 800 scuole (circa 600.000 studenti) con l’intento di raggiungerne 5.000 l’anno e fornire supporto intensivo a 500 istituti, sotto la regia del Department for Education. Le finalità dichiarate sono aumentare la frequenza, calmare le classi, ridurre violenze e abusi verso il personale, chiudere i divari educativi e migliorare gli esiti formativi e di vita. Il modello, mutuato dal precedente programma Behaviour Hubs (2021–2024), punta a trasformare la cultura di istituto più che a introdurre nuove sanzioni. In sintesi: meno lezioni interrotte, più presenza a scuola, maggiore protezione per il personale, con risultati misurati su tassi di assenza, sospensioni, esclusioni e benessere degli insegnanti. La strategia si basa su tre leve integrate: prevenzione (routine visibili dall’ingresso all’uscita, regole semplici, riduzione dei tempi morti), intervento precoce (uso settimanale dei dati, tutor di frequenza, patti scuola-famiglia, rete di attendance mentors per 10.000 alunni vulnerabili nei prossimi tre anni), e sostegno mirato (protocolli anti-violenza, training, accesso rapido ai servizi esterni e supporto per bisogni educativi speciali).