Con la firma del Decreto Ministeriale n. 204 del 14 ottobre 2026 da parte del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Prof. Giuseppe Valditara, e a seguito dell’intesa sancita in sede di Conferenza Unificata il 1° ottobre 2026, l’Italia si dota del nuovo Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni per il quinquennio 2026-2030.
Il Piano quinquennale definisce la destinazione e i meccanismi di riparto delle risorse statali e di cofinanziamento territoriale per consolidare, ampliare e qualificare i servizi educativi per l’infanzia (0-3 anni) e le scuole dell’infanzia (3-6 anni). L’obiettivo strategico centrale risiede nel progressivo raggiungimento e consolidamento del livello essenziale delle prestazioni, fissato nella copertura di almeno il 33% della popolazione sotto i tre anni di età su scala nazionale e locale.
La necessità di un intervento correttivo strutturale emerge con chiarezza dai dati ufficiali richiamati nella premessa del decreto ministeriale. Secondo il rapporto ISTAT sull’offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia (relativo all’anno educativo 2023/2024 e pubblicato il 2 febbraio 2026), l’Italia presenta una forte eterogeneità nell’accesso ai servizi educativi 0-2 anni.
Mentre la media nazionale di copertura si attesta al 31,6%, il Mezzogiorno registra una forte distanza dai target europei e nazionali:
| Media Nazionale Servizi Educativi 0-2 anni | 31,6% della popolazione residente |
| Sud Italia (Fascia 0-2 anni) | 19,0% di copertura reale |
| Isole (Fascia 0-2 anni) | 19,5% di copertura reale |
| Copertura Scuola dell’Infanzia (3-5 anni) | Variabile tra 86,12% (Lazio) e 96,89% (Abruzzo) |
| Obiettivo Strategico di Livello Essenziale | Almeno 33,0% su base nazionale e locale |
A fronte di un’offerta per la fascia 3-5 anni già capillarmente diffusa sul territorio nazionale tramite le scuole dell’infanzia statali e paritarie, i servizi per la primissima infanzia soffrono di una carenza storica concentrata nelle regioni meridionali e insulari.
Per rispondere a tale divario senza duplicare gli interventi infrastrutturali già finanziati con altre linee di credito, il Decreto n. 204/2026 riorganizza i criteri di assegnazione del Fondo Nazionale per il Sistema Integrato Zerosei. Considerato che l’Investimento 1.1 del PNRR (Missione 4, Componente 1) ha già mobilitato 3.700 milioni di euro per l’edilizia scolastica e la costruzione di nuovi nidi – con una riserva per il Mezzogiorno pari al 55,29% nell’avviso del 2021 e al 40% nell’avviso del 2024 -, le risorse del Fondo Nazionale vengono orientate in via prioritaria alla gestione e alla qualificazione del servizio, oltre che all’abbattimento delle rette per le famiglie.
Il decreto rimodula al 10% la quota del Fondo espressamente riservata al riequilibrio territoriale a decorrere dall’esercizio finanziario 2026 (rispetto al 20% stabilito nel periodo 2021-2025 che ha mobilitato 385,5 milioni di euro), in virtù del massiccio afflusso di risorse derivante dal Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi (ex Fondo di solidarietà comunale). Quest’ultimo stanziamento, dedicato alla perequazione dei servizi educativi comunali, prevede una progressione finanziaria che da 120 milioni di euro nel 2022 e 300 milioni nel 2025 salirà a 450 milioni nel 2026, per stabilizzarsi a 1.100 milioni di euro annui a decorrere dal 2027.
Le risorse annuali del Fondo Nazionale Zerosei vengono così suddivise tra le Regioni sulla base di cinque criteri ponderati:
Sul piano educativo e organizzativo, il Piano 2026-2030 individua precise priorità per innalzare la qualità dell’offerta e combattere il fenomeno improprio degli anticipi di iscrizione alla scuola dell’infanzia.
Per accogliere i bambini tra i 24 e i 36 mesi nei territori carenti di nidi tradizionali, le Regioni beneficiarie della quota di riequilibrio territoriale devono vincolare di norma non inferiore al 5% del loro contributo statale al finanziamento e al potenziamento delle sezioni primavera e dei Poli per l’infanzia. La presenza diffusa delle scuole dell’infanzia statali e paritarie costituisce infatti il perno strutturale su cui agganciare le nuove sezioni primavera, garantendo continuità pedagogica e copertura territoriale.
Contestualmente, per garantire lo sviluppo professionale del personale e l’attuazione delle Linee pedagogiche e degli Orientamenti nazionali per i servizi 0-6, tutte le Regioni devono destinare di norma non inferiore al 5% della quota statale a interventi di formazione continua in servizio congiunta per educatori e docenti, sostenendo al contempo l’operatività dei Coordinamenti Pedagogici Territoriali.
Entro il mese di settembre 2027 entrerà a pieno regime il Sistema Informativo Nazionale dei servizi educativi per l’infanzia, cui dovranno obbligatoriamente aderire tutti i servizi autorizzati dagli enti locali per consentire lo scambio telematico di dati tra Ministero, Regioni e Comuni. A livello centrale, entro 180 giorni viene ricostituita la Cabina di Regia ministeriale con compiti di monitoraggio e valutazione, mentre a livello periferico operaga presso ciascun Ufficio Scolastico Regionale i Tavoli paritetici regionali di coordinamento, presieduti dal Direttore dell’USR o da un delegato regionale e convocati almeno tre volte l’anno.
Il sistema di monitoraggio annuale dell’impiego delle risorse rappresenta la condizione inderogabile per accedere ai riparti successivi. La mancata trasmissione dei dati di rendicontazione da parte delle Regioni comporta la sospensione delle erogazioni, mentre per le Regioni in riequilibrio territoriale il mancato rispetto della scadenza del 30 settembre per l’invio della programmazione determina la decadenza dalla quota finanziaria riservata. Attraverso questo impianto normativo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito intende consolidare nei prossimi cinque anni una rete nazionale per l’infanzia equa, integrata e qualitativamente omogenea.