Settemila posti in meno nella scuola pubblica: 5.000 docenti e 2.000 assistenti amministrativi (personale ATA), per un risparmio di 84 milioni di euro. È il doppio taglio contenuto nella manovra del governo Meloni, che ha acceso il dibattito non solo tra professori e personale ATA, ma nell’intera comunità studentesca. A commentarlo, in un’intervista a Sestarete, è Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola.
“Si rischiano disagi a livello nazionale, che credo saranno ancora più marcati in Sicilia e al Sud”, avverte Giuliani. “Parliamo di circa 7.000 posti in meno, di cui quasi 5.000 relativi agli insegnanti dell’organico di potenziamento”. Una riduzione che, spiega il direttore, “comporterà un calo delle assunzioni, sia per quanto riguarda le supplenze annuali sia per le immissioni in ruolo, generando un forte allarme nel settore”.
Sul fronte sindacale la tensione è già alta. “In queste ore è previsto un incontro tra le organizzazioni sindacali rappresentative”, sottolinea Giuliani, “e non si esclude una mobilitazione che possa sfociare nello sciopero”. A far crescere la protesta contribuisce anche la conferma di 10 milioni di euro destinati al bonus per le iscrizioni nelle scuole paritarie.
Per Giuliani il problema non è solo quantitativo. “A fronte dei tagli non è stata dedicata alcuna attenzione al miglioramento della didattica attraverso la riduzione del numero di alunni per classe, mentre continuano a non mancare i fondi per le scuole private, circa 10 milioni di euro”. Con le risorse del PNRR in via di esaurimento, osserva, “si è persa un’occasione d’oro per intervenire in modo strutturale”, e le classi resteranno numerose, “raggiungendo almeno i 27 alunni nella scuola primaria”. Il direttore riconosce che la forte denatalità rende “inevitabili alcune riorganizzazioni”, ma aggiunge che “l’opportunità offerta dal calo demografico avrebbe dovuto essere sfruttata proprio per ridurre il numero di studenti per classe”.