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Aggiornato il 21.09.2025
alle 18:09

Smartphone vietati a scuola: e adesso chi paga la merenda? Fare un’eccezione o tornare ai vecchi metodi di pagamento?

Il divieto di utilizzare lo smartphone durante tutta la permanenza a scuola, ricreazione compresa, deriva, come ben sanno i lettori della Tecnica della Scuola, dalla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024 (anche se già esistevano le linee guida emanate dal Ministro Fioroni nel 2007).

Sul tema del divieto assoluto (escluse le eccezioni previste dalla nota ministeriale) ha molto insistito in queste settimane il ministro.

Iniziano tuttavia ad emergere effetti inattesi che da un lato evidenziano la complessità e la pervasività del mondo “smartphone” e dall’altro richiedono nuovi interventi regolatori.

Merende a scuola pagate con il sistema Nfc

Moltissime scuole, negli ultimi anni, si sono dotate di distributori automatici di bibite e snack che permettono (e molto spesso incentivano) il pagamento degli acquisti con il metodo Nfc che avviene in modalità cashless, avvicinando il telefono ai lettori NFC.

Se però il telefono deve restare spento e custodito fino al termine delle lezioni, l’acquisto diventa impossibile per chi non ha contanti o tessere alternative.

Il rischio è che una norma nata per educare diventi un ostacolo alla quotidianità, alimentando piccoli conflitti e malumori. Alcuni studenti hanno già fatto notare come la scuola, nel voler limitare gli abusi, finisca per impedire anche gli usi “funzionali” del telefono, come il pagamento sicuro e tracciabile.

Del resto l’incentivo dei pagamenti elettronici viene costantemente incentivato anche dall’amministrazione pubblica e moltissime famiglie utilizzando lo smartphone dei figli come “borsello elettronico” facile da controllare, caricare, utilizzare. Così sono tantissimi ormai gli studenti che non usano (e spesso neppure portano con sé) contante affidandosi, anche per piccolissime spese, al borsellino elettronico del proprio smartphone

Così diverse scuole si sono trovate di fronte ad una difficoltà a cui nessuno aveva pensato (si tratta di quelli che gli studiosi chiamano effetti indesiderati ed impensati di una scelta reputata razionale)

Cosa fanno le scuole: due diversi approcci

Indagando, abbiamo trovato in rete due diversi modi di trattare la questione.

A Milano, presso il Liceo Artistico “Boccioni” la circolare n. 23 pubblicato il 18 settembre prevede una eccezione riferita proprio al pagamento con nfc: lo smartphone può essere usato soltanto per accedere ai distributori automatici di bevande e snack. In questo modo si mantiene il divieto generale, ma si riconosce che pagare la merenda non è un comportamento da punire.

Ad Ascoli Piceno, invece, l’IIS Celso Ulpiani ha scelto un’altra strada e confermando il divieto di utilizzo: la circolare n. 24 del 13 settembre 2025 prende atto che gli smartphone vengono utilizzati per pagare gli snack ma, in ossequio al divieto assoluto di utilizzo degli stessi durante l’orario scolastico, ne vieta l’uso e così scrive: “Non è consentito usare lo smartphone per i pagamenti elettronici ai distributori automatici. In alternativa, gli studenti possono, previo versamento della cauzione di 3 euro, richiedere alla ditta erogatrice del servizio una chiavetta ricaricabile da riconsegnare entro il termine delle lezioni annue. La consegna/riconsegna verrà registrata e sottoscritta dallo studente”.

Le due diverse esperienze, prese qui come esempio paradigmatico, che mostrano come, dietro un divieto nazionale uniforme, la quotidianità scolastica richieda soluzioni pratiche. Se l’obiettivo è ridurre la distrazione, forse vale la pena distinguere tra l’uso ludico e quello davvero utile. E magari ricordare che le nuove linee guida sull’Educazione Civica hanno inserito tra i temi da affrontare anche l’educazione finanziaria. Che per molti studenti inizia proprio davanti alle macchinette che distribuiscono merendine e bibite.

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