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07.04.2026

Social e adolescenti: parla Massimo Ammaniti. E intanto si va verso l’ennesimo disegno di legge

Massimo Ammaniti, psicanalista e professore onorario di psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, è favorevolissimo ad una legge che vieti l’accesso ai social da parte degli adolescenti ma ha seri dubbi sulla sua fattibilità concreta. «Noi inseriamo limiti – dichiara in una interessante intervista pubblicata oggi sul Corriere della Serama poi chi controlla che vengano applicati? Già ora ne è previsto uno per i minori di 13 anni che non viene affatto rispettato».

I motivi che spingono ad intervenire sono per Ammaniti chiarissimi: «una ricerca internazionale, fatta negli Usa, dimostra che se nel 2015 solo il 23% degli adolescenti passava ore e ore a interagire via social, nel 2023 addirittura il 46% era sempre collegato passando gran parte della vita sui social. Ricerche internazionali dimostrano che provoca disturbi crescenti di ansia, depressione e problemi di attenzione. Dieci anni fa circa in Norvegia venne dato un tablet da usare liberamente a tutti gli studenti. I risultati sono stati drammatici. Si riducono scambi reali. I rapporti sono via via più disincarnati. Gli adolescenti hanno emozioni che condividono e che generano risonanze a livello emotivo. Lì invece si impoverisce la sperimentazione e non si impara il codice delle emozioni forti. Cosa che le piattaforme hanno imparato alla perfezione».

Che fine ha fatto la legge?

Mentre l’Australia ha adottato (e per prima) una rigorosa legislazione sul divieto di accesso ai social da parte dei minori e molti altri paesi la stanno seguendo (ad esempio, in Europa, Francia e Austria) in Italia si sta ancora alle chiacchiere. A dire il vero il nostro paese è stato uno dei primi a presentare proposte di legge al riguardo. Iniziò Azione nel 2023. Poi nel 2024 un’ulteriore iniziativa fu lanciata da Partito democratico e Fratelli d’Italia prime firmatarie rispettivamente la deputata Marianna Madia e la senatrice Lavinia Mennuni.

Infine il disegno di legge n. 1136 Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale, il cosiddetto ddl Social, presentato lo scorso ottobre e che vede ancora una volta la senatrice Mennuni di Fratelli d’Italia nel ruolo di promotrice assieme a Malpezzi del PD e a molti altri esponenti politici di vari gruppi. Il tutto si è però impantanato per ragioni oscure. Il Ministro Valditara ha in realtà dato la colpa al garante Privacy che tuttavia ha smentito con decisione sostenendo che “il nuovo testo, presentato dal Relatore il 24 settembre 2025, recepisce le indicazioni formulate dal Garante sui profili sottoposti alla sua attenzione. L’esame del provvedimento in Commissione risulta tuttavia fermo al 21 ottobre 2025, per ragioni che non risultano note all’Autorità”.

Un nuovo disegno di legge?

Nel frattempo il Governo ha annunciato un nuovo (e diverso) disegno legge. La bozza è stata discussa a Palazzo Chigi il 2 aprile in una riunione presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e che ha visto la presenza dei ministri per lo Sport Andrea Abodi, dell’Istruzione Giuseppe Valditara, degli Affari europei Tommaso Foti, della Famiglia Eugenia Roccella, i sottosegretari Alessio Butti (Innovazione tecnologica) e Maria Teresa Bellucci (Lavoro).

Così, ovviamente, si riparte da capo.

I punti essenziali della nuova proposta paiono essere i seguenti:

  • Soglia dei 15 anni: Innalzamento dell’età minima per il consenso digitale autonomo. Sotto i 15 anni, l’iscrizione è possibile solo con l’autorizzazione dei genitori.
  • Nullità dei contratti: I contratti stipulati tra minori di 15 anni e fornitori di servizi digitali senza il consenso dei genitori sono considerati nulli.
  • Age Verification: Obbligo per le piattaforme di implementare sistemi rigorosi per verificare l’età effettiva degli utenti.
  • Controllo Parentale: Obbligo per produttori e fornitori di integrare sistemi che permettano di limitare l’uso del dispositivo a chiamate, SMS e contatti autorizzati, bloccando siti pericolosi.
  • Sanzioni: Introduzione di sanzioni amministrative per i genitori inadempienti ai doveri di vigilanza stabiliti dalla norma. 

Che colpa hanno gli adolescenti?

Da quel che si riesce a capire non pare risolto uno dei nodi cruciali che stanno alla radice del problema, ovvero la responsabilità delle grandi aziende non solo nell’age verification, ma anche nella complessiva politica commerciale che le porta spesso a mettere in campo strategie che portano alla dipendenza dai social. Di cosa parliamo?

Lo chiarisce molto bene lo stesso Ammaniti che, rispondendo a Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera, riprende in sostanza la posizione della Ministra dell’Istruzione dell’Estonia Kallas di cui anche Tecnica della scuola ha parlato. Dice Ammaniti: “utilizzare esche per accalappiare gli adolescenti che per loro natura sono estremisti può avere risonanze psicopatologiche. Dovremo pensarci. E invece si aumentano le pene per gli adolescenti. Ma dovremmo essere più protettivi verso i giovani e mettere sotto accusa le piattaforme. Una ricerca del 2025 su ragazzi della fascia 8-16 ha dimostrato una correlazione fra l’esposizione ai social e alterazioni dei ritmi cerebrali. Dobbiamo proteggerli, non lasciarli attraversare un tunnel nero da cui usciranno più ansiosi con minori facoltà cognitive e più fragili».

Il Nobel Hinton: abbiamo bisogno di regole per le aziende

Lo stesso pensiero espresso dal premio Nobel per la fisica Geoffrey Hinton dell’Università di Toronto che domani aprirà Pavia Innovation Week. Intervistato sul Corriere della Sera da Massimo Sideri, responsabile della interessantissima iniziativa di Pavia, Hinton è lapidario. Parlando delle aziende high tech e di intelligenza artificiale ha sostenuto la necessità di regole e regolamenti. Aggiungendo: “Naturalmente, le grandi aziende tecnologiche investiranno enormi somme di denaro per convincere il pubblico che le regole che limitano le loro attività siano dannose e frenino l’innovazione. Ma le regole non sono il freno: sono il volante».

Nel frattempo la scuola è chiamata a fare la sua parte, andando oltre i divieti, come dice ancora Ammaniti: «gli insegnanti dovrebbero impegnarsi di più nel capire le dinamiche del gruppo classe. Non è sufficiente il cinque in condotta. Servono scuole a tempo pieno, attività sportive e laboratori per favorire i contatti».

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