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21.04.2026

I giovani chiedono di stabilire le regole sui social: siamo i primi consumatori, il Parlamento ci ascolti

“Non chiediamo solo di essere protetti, ma chiediamo di essere ascoltati“. Ha sortito diversi consensi l’iniziativa di una delegazione di giovani, che per la prima volta nella storia del Parlamento italiano sono stati ascoltati da una Commissione di Montecitorio, nello specifico quella per l’Infanzia e l’adolescenza. Davanti ai deputati, i ragazzi si sono alternati per dire la loro su un’indagine sui rischi e le opportunità legate al web.

A dire il vero, un precedente esiste: risale al 1999, quando un gruppo di ragazzi fu ascoltato in Parlamento, anche se in quell’occasione i giovani non erano soli, ma accompagnati da rappresentanti del Comune di Roma.


L’Ansa ha spiegato che l’audizione dei ragazzi, risalente ad inizio aprile, segna l’apertura dell’Indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minorenni.

La Commissione ha scelto di partire dal punto di vista dei i ragazzi, la cui partecipazione è frutto di percorsi di partecipazione realizzati negli anni dall’Unicef in Italia. Sono state sette le giovani voci che hanno detto la loro sui temi dell’isolamento sociale, i fenomeni di dipendenza digitale, il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti inappropriati e gli effetti sul benessere psicologico.


 Uno dei giovani ha chiesto “di mettere al centro i diritti dei minorenni nello sviluppo delle tecnologie digitali, tenendo conto anche delle esperienze specifiche degli stranieri. Coinvolgerli nei processi decisionali e investire in un ambiente digitale più sicuro e inclusivo, attraverso educazione digitale, accesso alle informazioni e strumenti di protezione efficaci, che siano davvero accessibili a tutti e tutte, indipendentemente dalla lingua, dallo status giuridico o dal contesto di vita”.

“Le nuove generazioni – ha aggiunto un altro dei ragazzi – dovrebbero essere coinvolte attivamente nella trasformazione digitale: rappresentiamo la fetta di mercato più grande che utilizza quotidianamente i social”.

“L’educazione all’uso consapevole della tecnologica nelle scuole – hanno spiegato i ragazzi – deve diventare una materia come le altre, se vogliamo garantire ai nostri bambini e alle nostre bambine un’esistenza non dettata da un cervello ‘inumano’ che non possiede le nostre bellissime sfaccettature”.

Sul tema dell’importanza dell’intelligenza artificiale applicata alla formazione e alla conoscenza. di recente ‘La Tecnica della Scuola’ ha intervistato il professore Antonio Carcaterra, docente di Meccatronica all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, intervenuto al ventennale della Flc-Cgil.

“Queste nuove tecnologie – ha detto l’accademico – stimolano moltissimo sia la parte inventiva che la parte ludica, creando una forma di simbiosi, quindi tra l’investigazione scientifica e tecnologica, e la capacità di dare libero sfogo alla fantasia e alla capacità di innovazione: è una delle chiavi forse più promettenti con le quali la scuola può stimolare la crescita dei propri studenti”, perché vanno esercitare “le loro abilità creative immaginative”. Ancora di più perché “questi dispositivi di carattere sperimentale, in comparazione” al passato, “hanno dei costi tutto sommato più bassi”.

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