Mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara insiste da settimane sull’idea di rivedere le regole dell’Esame di Stato per verificare non solo le competenze acquisite ma la “maturità complessiva” dello studente, restaurando anche il termine “Esame di maturità“, arriva la voce netta e critica del pedagogista Daniele Novara.
“A distanza di un secolo siamo ancora all’idea della maturità come verifica di quanto lo studente abbia coltivato se stesso. Ed io su questo sono contrarissimo. Per me la scuola è una comunità di apprendimento. In questo sono molto montessoriano perché per me ciò che conta è capire quando uno ha imparato lavorando con gli altri in maniera esperienziale, in maniera concreta e quindi sviluppando le proprie risorse”, spiega Novara.
Per il pedagogista, dunque, non ha senso insistere su un concetto di “maturità” che non trova fondamento nemmeno nei documenti ufficiali del nostro ordinamento scolastico, come il Pecup (Profilo educativo, culturale e professionale) previsto dal decreto legislativo 62 del 2017. Quello che davvero conta, sottolinea, è l’esperienza di apprendimento condiviso e la possibilità per i ragazzi di riconoscere, alla fine del percorso scolastico, le proprie inclinazioni: “Alla fine del proprio percorso scolastico il ragazzo o la ragazza devono poter mostrare in che modo l’esperienza scolastica sia servita per costruire qualcosa di proprio. Per esempio arrivato alla fine lo studente deve capire se si è formato una intelligenza più musicale o più matematica o linguistica”.
Un altro punto su cui Novara insiste è l’importanza di rendere la scuola un luogo desiderato: “Bisogna fare in modo che i ragazzi e le ragazze abbiano piacere di andare a scuola e che siano un po’ tristi quando la scuola è chiusa”.
Da qui un esempio concreto: la gita scolastica. Per Novara non deve essere un premio finale, ma uno strumento iniziale di costruzione del gruppo: “Secondo me la gita di classe dovrebbe essere organizzata all’inizio della scuola, non va messa a fine anno come premio, perché la gita, che sia un giorno o ancora meglio di due o tre, deve servire per costruire il gruppo”.
Il gruppo classe, spiega, è un vero e proprio “nucleo sociale”, tipico della tradizione scolastica italiana, che non andrebbe disperso: “Non mi piace molto l’idea che i ragazzi debbano girare da un laboratorio all’altro; la classe è un nucleo sociale importantissimo che sta alla base di ogni forma di apprendimento”.
Mentre Novara rilancia l’idea di scuola come comunità di apprendimento, il ministro Valditara insiste invece su un esame che non si limiti a verificare conoscenze e competenze, ma accerti la “maturità” dello studente.
Un concetto che però si scontra con le norme attuali: né il Pecup né i provvedimenti che hanno definito i percorsi liceali parlano di “maturità”, concetto che compariva invece nella legge del 1969, all’epoca delle riforme post-sessantotto.