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17.01.2026

Spagna, in arrivo cambiamenti radicali del sistema scolastico. Discussioni in corso

Il Regno Iberico affronta un passaggio decisivo, profondamente rilevante, della sua società. L’attenzione ai diritti civili e sociali è parte integrante del programma governativo e della Pubblica Amministrazione, che si riflette in riforme integranti e strutturali dei sistemi educativi, partendo dalla formazione dei più piccoli sino alle più elevate specializzazioni accademiche. Tra le riforme previste dal Ministero dell’Istruzione, in risposta alle esigenze delle sigle sindacali più influenti ed a prevenzione delle proteste del personale scolastico che infiammano gli altri paesi simili in Europa, si prevedono punti destinati a migliorare sensibilmente la qualità della didattica. In prim’ordine, la riduzione delle ore trascorse in classe, dedicandole ad attività aggiuntive in linea con il percorso di studi, di diminuire il numero degli studenti per classe ed aggiornare le procedure concorsuali per i docenti al fine di sopperire alle carenze fisiologiche del personale scolastico alla pari degli altri Paesi europei.

Riduzione dell’orario scolastico: approvata la controproposta

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha esaminato un progetto di legge che prevede la riduzione del numero massimo di studenti per classe e l’introduzione di una regolamentazione uniforme dell’orario di insegnamento per il personale docente non universitario. La ministra dell’Istruzione, della Formazione professionale e dello Sport, nonché portavoce del Governo, Pilar Alegría, ha sottolineato che l’obiettivo della norma è quello di migliorare la qualità del sistema educativo e le condizioni di lavoro degli insegnanti, con ricadute positive anche per gli studenti. Il testo legislativo recepisce una richiesta definita dalla ministra “giusta e assolutamente necessaria”: la riduzione delle cosiddette “classi pollaio”, accompagnata da una diminuzione del carico di lavoro e dell’orario settimanale dei docenti. Misure che, secondo il Governo, permetteranno una maggiore attenzione agli alunni e un insegnamento più efficace. Alegría ha inoltre evidenziato che la riforma mira a superare i tagli introdotti nel 2012, che avevano colpito in modo particolare il mondo della scuola e il corpo docente sotto un precedente esecutivo.Nel dettaglio, il provvedimento prevede:

  • 22 alunni per classe nella scuola primaria, rispetto ai 25 attuali;
  • 25 studenti per classe nella scuola secondaria di primo grado (ESO), contro i 30 oggi consentiti.

Nelle scuole finanziate con fondi pubblici, gli studenti con bisogni educativi speciali verranno conteggiati come due posti, al fine di garantire una distribuzione più equilibrata degli alunni nelle classi a partire dall’anno scolastico 2026-2027.

Orario e rispetto della professione docente

Per quanto riguarda l’orario settimanale di insegnamento, l’anteprogetto di legge stabilisce un tetto massimo di 23 ore per i docenti della scuola dell’infanzia, primaria e dell’educazione speciale, e di 18 ore per gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado (ESO). La misura sarà applicata in tutte le comunità autonome a partire dal prossimo anno scolastico. La ministra dell’Istruzione ha aggiunto che la futura legge intende riconoscere e valorizzare il lavoro degli insegnanti, ricordando una frase più volte pronunciata dal presidente del Governo che riassume lo spirito della riforma: «Se vogliamo prenderci cura di chi si prende cura di noi, se vogliamo sostenere chi ci insegna, dobbiamo stare al fianco dei docenti, perché è chiaramente in loro che risiede il futuro del nostro Paese». Alegría ha infine spiegato che il Governo proseguirà il confronto con le comunità autonome e con le organizzazioni sindacali, con le quali sono già stati avviati diversi incontri, per portare avanti il progetto di legge. L’esecutivo confida in un ampio consenso attorno alla riforma. Il testo tornerà all’esame del Consiglio dei ministri, presumibilmente nel mese di gennaio, prima di essere trasmesso alle Cortes per l’avvio dell’iter parlamentare.  Questo prevederà anche un obiettivo ambizioso: quello di agevolare l’ingresso di giovani docenti nel sistema ed il rispettivo avvicinamento alla professione, attraverso lo snellimento dei concorsi pubblici.

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