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28.07.2026

Stipendi al palo, benzina a 2 euro al litro: per docenti e Ata (tra i peggio pagati) si fa dura – VIDEO

Parliamo di stipendi della scuola italiana adeguati al lavoro che si svolge, anche in ambito europeo dove la media è superiore almeno del 30-40%. Il tema è stato trattato a Terrasini, vicino Palermo, durante la scuola estiva dell’Anief. Per saperne di più, ‘La Tecnica della Scuola’ ha incontrato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Il quadro per la scuola italiana e per il personale scolastico italiano è drammatico – ha detto il sindacalista -. Innanzitutto, i docenti, ma anche il personale Ata, sono sottopagati: parliamo di precari che entrano di ruolo in media a quasi 50 anni e hanno una ricostruzione di carriera penalizzata persino nel pre-ruolo. Poi ci sono i diritti negati durante i tanti anni di precariato. E questo significa anche contributi in meno: significa avere poi una pensione che corrisponde a poco di più di quella sociale”.

Incombe il caro carburante

A complicare le cose, negli ultimi giorni c’è il caro carburante, con benzina a 2 euro al litro e diesel ancora più su.

“Il Governo è pronto ad intervenire con un nuovo decreto legge per ridurne le conseguenze, proprio nei giorni di partenze e ritorni dalle vacanze estive. Ma i costi per fare il pieno rimarranno comunque esorbitanti”, ha detto ancora il presidente Anief.

“Chiediamo sconti per i lavoratori della scuola fuori sede: non si può lasciare un quarto di stipendio per viaggiare e raggiungere la sede di lavoro, soprattutto quando l’entità dello stipendio è molto al di sotto di quanto dovrebbe essere”, ha concluso il sindacalista.

Pacifico, cosa è emerso dalle relazioni degli esperti, dal confronto che avete svolto in Sicilia nei giorni scorsi?

Purtroppo, il quadro per la scuola italiana e per il personale scolastico italiano è drammatico. Innanzitutto, i docenti, ma anche il personale Ata, sono sottopagati: parliamo di precari che entrano di ruolo in media a quasi 50 anni e hanno una ricostruzione di carriera penalizzata persino nel pre-ruolo. Poi ci sono i diritti negati durante i tanti anni di precariato. E questo significa anche contributi in meno: significa avere poi una pensione che corrisponde a poco di più di quella sociale.

Quali sono le conseguenze di tutto questo?

Questo significa che non si sta investendo, non si sta valorizzando tutto il lavoro svolto dal personale della scuola. Basti pensare che c’è una trattenuta del 2,5% sul Tfr; basti pensare a tutto quello che sta avvenendo anche sulle ferie non godute dal personale, agli stipendi slegati dall’inflazione. Ecco, su questo vogliamo essere chiari. Noi, come Anief stiamo chiedendo al Governo di adeguare una voce che già c’è nel cedolino e si chiama indennità integrativa speciale: l’Iis da vent’anni è rimasta la stessa, ma era stata messa per ancorare gli stipendi all’inflazione. Invece, dopo 25 anni è rimasta quella del 2000. E meno male che abbiamo firmato tre contratti, perché altrimenti i nostri stipendi oggi sarebbero veramente da fame. Il problema è che questi 450 euro di aumenti lordi coprono appena 14 punti di inflazione, rispetto ai 20 punti di inflazione in più, che infatti è schizzata in alto. Quindi, continuano i nostri stipendi a essere sotto e soprattutto lontani anche da quel periodo, quando Anief non era rappresentativa, e ci fu poi purtroppo il blocco contrattuale per otto anni.

E rispetto all’Unione europea?
Anche in questo caso gli stipendi sono erosi. Quando si parla di Europa, tutti dicono che vogliono uno stipendio europeo. Ma la stessa Europa ci dice che dobbiamo avere uno stipendio dignitoso, un salario minimo che venga ancorato all’inflazione. Allora, cominciamo a lavorare su questo: cominciamo a fare avere queste risorse. L’obiettivo è la prossima Legge di bilancio, quindi significa a ottobre, non a dicembre, e probabilmente anzi sicuramente sarà l’ultima Legge di bilancio prima della fine della legislatura.

Cosa chiedete in particolare?

Ricordo che l’ultima volta in bilancio c’è stata la detassazione degli aumenti contrattuali per il privato del lavoro straordinario. Partiamo da questi piccoli segnali e poi cominciamo a mettere dei soldi per la scuola, visto che i soldi da questo punto di vista il MEF non è dalla scuola, non è un salvadanaio. La scuola deve essere invece un luogo dove investire. Partiamo anche dalla Carta docenti. La vogliamo trasformare in carta servizi? Allora, ci vogliono 200 milioni di euro per ritornare a 500 euro e dare questa Carta servizi a tutto il personale, Ata compresi.

Appendino (M5s): Governo spende per le armi, non per gli stipendi

La deputata del M5s Chiara Appendino ha detto che “l’OCSE certifica che nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani sono stati più bassi del 6,1% rispetto a quelli del 2021, ed è tra i peggiori risultati in assoluto dell’area. Vuol dire che gli stipendi sono fermi mentre i prezzi si alzano e le persone faticano sempre di più a mettere pane in tavola”.

Appendino ha quindi chiesto: “Sapete quando diciamo che il governo trova sempre i soldi per le armi e mai per gli italiani? Ecco: oggi Tajani ha detto che sono pronti a prenotare 14,9 miliardi di euro per il riarmo, poi se lo è parzialmente rimangiato, poi Crosetto ha annunciato uno scostamento per la difesa dello 0,9% del Pil, che sono almeno 21 miliardi”.

Quindi, la pentastellata ha aggiunto che “Tajani e Crosetto chiedano direttamente agli italiani se hanno bisogno di fucili o di stipendi che crescono, di bombe o di liste d’attesa nella sanità tagliate, di carri armati o di scuole messe in sicurezza. Ma non possono farlo, perchè vivono sulla Luna”.

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