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Stipendi, Giuliani: dal 1° gennaio solo 40 euro netti in più, i giochi sono fatti

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Rischia di rimanere lettera morta la richiesta formulata dai sindacati al Governo, per predisporre più investimenti per il rinnovo del contratto dei dipendenti della scuola, a distanza di giusto un anno dall’accordo con la Funzione Pubblica e a Legge di Bilancio praticamente approvata. Lo ha detto il nostro direttore responsabile, Alessandro Giuliani, interpellato mercoledì 29 novembre da Radio Cusano.

“Non pensiamo che la richiesta possa avere seguito – ha risposto Giuliani – perché sulla manovra di fine anno i giochi sono fatti. Anzi, a seguito della spalmatura dei fondi già stanziati anche per il personale precario, dal 1° gennaio 2018 si potrebbe scendere ad una media a dipendente pubblico che non superi gli 80 euro lordi al mese. Questo significa, a livello netto, che probabilmente al lavoratore statale andranno meno di 40 euro”.

Spot elettorale?

La redazione della radio universitaria ha quindi chiesto se il rinnovo del contratto dei docenti possa essere stato trasformato come una sorta di “spot elettorale”. Replica del direttore: “probabilmente più in chiave di rinnovo delle Rsu”, appuntamento che si dovrebbe attuare il prossimo mese di aprile e per la cui definizione del protocollo sono state convocate le organizzazioni sindacali per la prossima settimana, il 4 dicembre all’Aran, dopo che è saltato l’incontro inizialmente previsto per il 27 novembre.

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Durante la trasmissione radiofonica si è anche parlato dell’aumento sensibile dei casi di DSA e dislessia, con quest’ultima da diagnosticare, secondo uno studio dell’Università Bicocca di Milano, invece solo in presenza di evidenti deficit di lettura, come accertato da risonanze magnetiche e test comportamentali.

L’esito di interrogazioni e compiti: lo comunica l’alunno dalla classe a casa via WhatsApp

Infine, si è affrontato il problema della comunicazione in tempo reale, da parte degli alunni ai genitori, in certi casi già dalla fine della primaria, dell’esito di un’interrogazione o di un compito in classe via WhatsApp o tramite Facebook: per il nostro direttore, “questa tendenza, in crescita, va a ledere il rapporto tra le famiglie e gli insegnanti. Perché si vanno a sminuire i colloqui docenti-famiglie, oltre che dello stesso registro elettronico, perché le valutazioni sono spesso anche annunciate alla famiglia assieme a commenti o interpretazioni dell’allievo non sempre pertinenti.