Didacta Italia 2026, ci siamo: l’edizione di quest’anno, la tredicesima, è in programma dall’11 al 13 marzo alla Fortezza da Basso di Firenze. La manifestazione, punto di riferimento nazionale per la formazione e l’innovazione didattica è dedicata a Carlo Collodi, nel bicentenario della sua nascita.
A margine dell’evento, organizzato da Cisl Scuola, di giovedì 12 marzo alle ore 11.30, nello spazio E15 al pian terreno del Padiglione Spadolini, in cui la segretaria generale Ivana Barbacci ha dialogato con esponenti di diverse forze politiche – di maggioranza e di opposizione – chiamati a presentare idee e proposte sul futuro della scuola, abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti: Valentina Aprea, Maria Pia Bucchioni, Irene Manzi e Mario Pittoni.
Ecco cosa ci ha detto Valentina Aprea, responsabile Scuola Forza Italia: “Il futuro non aspetta, il futuro si sceglie e quindi guardando soprattutto agli anni che verranno dobbiamo correre. Abbiamo fatto grandi investimenti nella scuola anche grazie al PNRR, è iniziata la trasformazione sicuramente anche digitale nelle scuole ma ora manca tutto il contesto che significa che creare ambienti interattivi, avere docenti che possano accompagnare la generazione Z verso queste nuove sfide che riguardano certamente un mondo dominato dalle tecnologie, ma bisogna governare le tecnologie e allora per governarle bisogna avere una formazione molto più incline alle Steam e quindi non ci deve essere più la differenza tra chi è portato per le materie scientifiche e chi no noi abbiamo bisogno di avere una padronanza dei linguaggi del futuro da parte di tutti i nostri da tutti i nostri giovani e quindi le giovani generazioni e quindi bisogna formare i docenti. Non possiamo però pensare di affrontare il terzo decennio di questo secolo, quindi già rispetto all’orizzonte 2030 noi conosciamo alcune sfide che parlano di nuovi linguaggi, nuove tecnologie che accompagneranno la nostra vita e a maggior ragione anche l’educazione e poi il lavoro e quindi abbiamo bisogno di docenti che possano essere formati anche a queste sfide e remunerati nella maniera giusta da professionisti della materia.
Quindi non basta soltanto aver vinto un concorso, non basta soltanto essere in una graduatoria, questo non lo è più già da qualche anno, ma comunque noi dobbiamo puntare ad un profilo delle competenze professionali dei docenti del terzo millennio che tenga conto esattamente di tutte queste sfide e di come si accompagnano le transizioni in atto ma anche possibilmente di uno sviluppo di carriera, uno sviluppo professionale perché se noi chiediamo tanto e chiediamo di più ai docenti dobbiamo essere in grado anche di motivarli negli anni a questo ruolo”.
Ecco cosa ci ha detto Maria Pia Bucchioni di Azione, responsabile Dipartimento Scuola, rispondendo ad una domanda: cosa farebbe per la scuola Azione al Governo? “Le cose da fare sono tantissime, mettiamo un po’ in ordine il tempo scuola, aumentare il tempo scuola soprattutto cominciando dalle zone di crisi sociale complessa dove la scuola è l’unico presidio. Poi utilizzare il decremento demografico, la denatalità come opportunità per articolare servizio scolastico in maniera più personalizzata, cioè per poter lavorare con i gruppi e quindi avere più personale invece di fare soltanto, attivare una modalità ragionieristica tot alunni e tot insegnanti. Poi creare delle sinergie perché si possano anche arricchire le offerte formative, soprattutto in quei territori che maggiormente ne hanno bisogno, intervenire per la valorizzazione delle funzioni che l’insegnante svolge, che non sono più quelle di informatore, comunicatore, ma ormai rivestono tutta una serie di di altre competenze che l’insegnante faticosamente si costruisce sulla sua pelle.
L’edilizia scolastica è un altro punto nodale, noi sappiamo che su 40.000 edifici 36.000 non hanno tutte e tre le certificazioni obbligatorie e anche questo è fondamentale che i ragazzi siano in luoghi sicuri e che soprattutto si riconsideri la scuola come uno strumento indispensabile per lo sviluppo dell’intero paese e non soltanto un posto dove portiamo i bambini o i ragazzi”.
Ecco invece cosa farebbe il Pd, nelle parole della responsabile scuola Irene Manzi: “Il Partito Democratico si proietta per la prossima legislatura a governare. Il tema delle retribuzioni dei docenti innanzitutto era il tema della scorsa campagna elettorale ma non è stato risolto appieno. Ci sono stati due rinnovi contrattuali ma ancora non sufficienti a coprire quello che è la perdita del potere d’acquisto e il livello dell’inflazione. Si concluderà quest’anno quello che è il piano nazionale di ripresa e resilienza, cioè da mettere in ordine quelli che sono stati gli effetti delle riforme, quello che è lo stato del reclutamento, docenti e vedere anche fare un primo bilancio di quella tornata dei tre concorsi consecutivi che si sono svolti e quindi un maggiore investimento sulla scuola e affrontare il tema del calo demografico e della denatalità non meno risorse alla scuola ma al contrario l’obiettivo di lasciare quelle risorse a beneficio della comunità scolastica per migliorare nel suo complesso il sistema educativo la condizione dei docenti degli studenti dentro le classi e la relazione all’interno della comunità educante”.
Mario Pittoni, responsabile scuola della Lega, ha invece affermato: “Da una parte per quanto riguarda gli studenti, cambiare la formazione. Oggi la formazione è concentrata sulle fasi finali, in particolare sull’esame. Noi crediamo, come in buona parte dei paesi esteri, europei, che invece vada spalmata su tutto l’anno scolastico in modo di arrivare alla fine senza avere quasi neanche bisogno di esaminare questi ragazzi perché sono già sicuramente formati. Per quanto riguarda gli insegnanti bisogna definire in maniera chiara, come non è stato negli ultimi 10-20 anni, la carriera del docente, cioè deve essere uno che vuole affrontare questa professione deve sapere come procedere con regole che non cambiano continuamente e con una selezione puntata principalmente sulla qualità ma soprattutto sull’attitudine all’insegnamento di chi si propone come docente”.
La Tecnica della Scuola, attiva nel campo dell’informazione scolastica da oltre 75 anni, dopo il successo di Fiera Didacta Italia – Edizione Trentino, è presente alla Fiera Didacta.
La Tecnica della Scuola sarà presente al Padiglione Cavaniglia, nello stand H04.
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Il programma scientifico, curato da INDIRE e coordinato dal professor Giovanni Biondi, propone 506 eventi formativi: 313 seminari e 193 workshop rivolti a docenti, dirigenti scolastici, personale educativo e, per la prima volta, anche al personale amministrativo e agli amministratori locali. I percorsi coprono tutti i livelli di istruzione, dalla scuola 0-6 ai corsi post diploma, e affrontano temi centrali come metodologie didattiche innovative, educazione ambientale (con focus sulla GreenComp), educazione alimentare, arti, innovazione e politiche educative a livello nazionale ed europeo.
Ampio spazio sarà dedicato all’Intelligenza Artificiale a scuola, con due sale tematiche per attività pratiche “dal prompt al prototipo”, l’uso dell’IA per l’insegnamento delle lingue, il plurilinguismo e la personalizzazione di tutor didattici basati sull’IA. In programma anche aule immersive su blockchain, robotica educativa e transizione tecnologica, oltre a seminari su STEM e STEAM, filiera formativa 4+2, cybersecurity negli ITS Academy, istruzione degli adulti e sport come valore educativo.
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