Si sono tenute oggi, giovedì 1° ottobre al Senato, interrogazioni a risposta immediata al Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara.
La risposta di Valditara: “lo striscione in questione è stato affisso su una cancellata posta in prossimità dell’accesso alla scuola primaria Daneo di Genova, cancellata che quindi non è di pertinenza della scuola; la sua rimozione è stata effettuata dalle forze dell’ordine – tra l’altro la Questura ne era pure all’oscuro – su segnalazione della polizia municipale. Non vi è stato alcun intervento né da parte del personale scolastico della scuola, né da parte del Ministero. Per tale ragione mi limito semplicemente a dire che la domanda posta con la presente interrogazione andrebbe rivolta innanzitutto, e più opportunamente, al Sindaco di Genova, essendo la segnalazione proveniente dalla polizia municipale”.
“Tanto premesso, volendo entrare nel merito della questione, ribadisco la mia contrarietà a qualsiasi forma di indottrinamento e strumentalizzazione a danno degli alunni, in questo caso di bambini che non hanno ancora maturato un autonomo spirito critico. Condivido certamente il messaggio espresso dallo striscione: «A scuola nessun bambino è straniero». E lo condivido a tal punto che noi siamo stati i primi a introdurre un docente dedicato per insegnare l’italiano a quei ragazzi che non sanno nemmeno dire «buongiorno» e «buonasera». I precedenti governi hanno fatto tanta propaganda, ma pochi fatti concreti. Siamo stati i primi a incrementare in modo significativo le risorse per i CPIA e per l’integrazione linguistica dei bambini stranieri: anche questa misura va nella stessa direzione”.
“Sono tuttavia fermamente convinto che certe forzature ideologiche non siano compatibili con il primario ruolo educativo della scuola, che è quello di insegnare a parlare correttamente la nostra lingua. In quello striscione c’era un errore: «nessun bambin* è stranier*». Disapprovo la scelta di esprimere quella frase, pur condivisibile, con l’asterisco. L’italiano non conoce il neutro. Insegnare ai bambini l’utilizzo di un linguaggio che non è diffuso nella società, che non è utilizzato in alcun ambito ufficiale e che appartiene semmai all’ideologia woke è un atto di prepotenza in aperto contrasto con la missione educativa della scuola. È un modo per indottrinare i nostri bambini”.
“Il compito della scuola resta quello di educare a essere liberi da qualsiasi soggezione a persone, mode e ideologie, in modo da rafforzare proprio quel clima di serenità e di libero confronto necessario alla crescita dei nostri giovani come studenti e come cittadini”.
“Inoltre, concludo ribadendo che il nostro decreto non si riferisce agli stranieri in quanto tali, ma a coloro che non hanno un’adeguata conoscenza della lingua italiana, nel loro stesso interesse. E se questi tetti o queste misure, che datano dal 1990 in avanti, hanno coinvolto diversi ministri del Partito Democratico in tutti questi anni – in vario modo, ancorché non sempre efficace – ciò dimostra che queste misure rispondono al buon senso e alla logica, e non sono discriminatorie”.