Mobilitazioni studentesche e appelli al disarmo nel giorno in cui, a livello internazionale, si riflette sul rischio di una nuova escalation militare. Il 5 marzo studenti e studentesse scendono in piazza in diverse città italiane per protestare contro i piani di riarmo e i progetti di leva militare volontaria, mentre organizzazioni della società civile rilanciano l’allarme sulla proliferazione nucleare.
La giornata di mobilitazione è stata aperta a Roma da un’azione simbolica organizzata dalla Rete degli Studenti Medi e dall’Unione degli Universitari presso il Ponte dei Serpenti. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione più ampia che coinvolge scuole e università in tutta Italia e che si svolge in contemporanea con uno sciopero studentesco in Germania e con iniziative in diversi Paesi europei.
Secondo le organizzazioni studentesche, la protesta nasce in un contesto internazionale segnato da un aumento delle tensioni e dalla crescita delle spese militari. “Mentre miliardi di euro vengono destinati alle armi e alla militarizzazione, nelle scuole e nelle università mancano fondi, spazi, trasporti e diritti”, denunciano gli organizzatori.
Per gli studenti il riarmo “non rappresenta sicurezza”, ma una scelta politica che sottrae risorse all’istruzione, al welfare e al futuro delle nuove generazioni. Da qui il rifiuto di una prospettiva che, sostengono, rischia di trasformare scuole e università in luoghi di propaganda bellica o di reclutamento.
La mobilitazione cade nello stesso giorno in cui si celebra la Giornata internazionale sul disarmo e la non proliferazione, occasione in cui la Fondazione Be the Hope – promotrice della campagna Senzatomica – ha lanciato un appello a fermare la nuova corsa agli armamenti.
Secondo la fondazione, il mondo si trova oggi “in uno dei momenti più pericolosi dalla fine della Guerra Fredda”, tra conflitti in corso, tensioni internazionali e una crescente competizione militare. Tra i segnali più preoccupanti vengono citati le operazioni militari contro infrastrutture nucleari in Medio Oriente, la guerra in Ucraina accompagnata da minacce nucleari e la decisione della Francia di rafforzare la propria postura atomica.
Per la fondazione, la sicurezza non può basarsi sulla deterrenza nucleare, ma su diplomazia, diritto internazionale e prevenzione dei conflitti. Da qui la richiesta che gli Stati dotati di armi nucleari adottino il principio del “No First Use” e l’invito all’Italia a ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, l’accordo internazionale che vieta lo sviluppo, il possesso e la minaccia di utilizzo di queste armi.