Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il 4 agosto, ha parlato di una proposta ai microfoni de La Verità: “È importante una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche”.
Tetto del 30% agli alunni stranieri, corsi di italiano e Pei: oggi, 14 settembre, come riporta Il Sole 24 Ore, si parla ancora del tema. A breve dovrebbe arrivare un decreto legge, atteso in Consiglio dei ministri che dovrebbe intervenire sulle urgenze di inizio anno scolastico.
Tra le altre disposizioni pronte a trovare un approdo nel decreto prossimo al varo in Cdm ci sarebbero poi un piano di digitalizzazione per docenti e famiglie, che faccia ad esempio parlare definitivamente le banche dati centrali con quelle delle scuole, e delle semplificazioni nell’adozione del piano educativo individuale (Pei) che va redatto per gli alunni con disabilità.
Sembra destinato ad altri provvedimenti (probabilmente come emendamento al Ddl sicurezza) un altro
“cavallo di battaglia” estivo del responsabile del Mim: il divieto di burqa negli istituti scolastici.
Il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione, ha detto la sua: “La circolare voluta dal Ministro Valditara, con cui si poneva il tetto del 30% di alunni stranieri, è stata totalmente disattesa dalle scuole. Abbiamo casi in cui i bambini stranieri sono talmente tanti che insegnanti e personale Ata hanno abbandonato gli istituti. Questi sono i frutti delle politiche progressiste tollerate anche da un certo centrodestra compiacente. Il Governo si svegli e intervenga, non con una circolare ma con una norma”.
“L’idea di Valditara di insegnare la lingua anche le famiglie degli alunni stranieri, seppure apprezzabile, è rischiosa: chi paga per insegnare l’italiano a milioni di extracomunitari? Che nessuno si azzardi a pensare di togliere risorse ai ragazzi italiani. La conoscenza della lingua va chiesta prima, a chi vuole entrare in Italia, non scaricata sul nostro sistema nazionale di istruzione. Nel programma di Futuro Nazionale è evidenziato, tra gli altri, l’obbligo della conoscenza della lingua per chiunque abbia in mente di stazionare nel nostro Paese. Dopodiché chiediamo al governo di intervenire nel luogo per eccellenza in cui si formano i cittadini di domani, che è appunto la scuola. Oltre alla lingua studenti e famiglie straniere devono rispettare le nostre tradizioni, e non esportare le loro, come ad esempio certe usanze tribali come il burqa su bambine di 10 anni.
Il governo rispetti il contenuto della risoluzione di Futuro Nazionale, approvata in commissione Cultura della Camera dei Deputati, che vieta l’islamizzazione delle scuole. Chiediamo al ministro di rispettare l’impegnativa prevista dalla Risoluzione e vietare per legge quello che si è verificato lo scorso anno scolastico: scuole chiuse durante il Ramadan, classi trasformate in piccole moschee, imam invitati in classe a fare sermoni islamici, e studenti stranieri esonerati dai compiti.
Mentre nel centrodestra qualcuno si batte per lo ius scholae e non vuole contrastare l’immigrazione clandestina, noi futuristi faremo di tutto per impedire che il nostro Paese sia colonizzato dall’Islam e che i soldi destinati agli Italiani vengano utilizzati per gli immigrati. Dinanzi a tutto questo la Remigrazione sarà la nostra principale battaglia”.
In un’intervista rilasciata a Il Messaggero il ministro si era spiegato meglio: “Nelle prossime settimane invieremo una circolare che incaricherà gli uffici scolastici territoriali di distribuire d’intesa con i dirigenti scolastici i ragazzi stranieri che non conoscono sufficientemente la nostra lingua in altre classi, o in classi di scuole di prossimità”.
Valditara ha poi detto: “È importante una circolare che ribadisca, rafforzi, renda più efficace la direttiva già prevista che fissa un limite del 30% di stranieri in classe, in particolare con riguardo alle competenze linguistiche. Si dovrebbe prevedere che gli uffici scolastici territoriali svolgano una azione di coordinamento al fine di distribuire gli studenti stranieri nelle varie classi e nelle scuole di vicinato per cercare di evitare una eccessiva concentrazione. È evidente che occorrono anche politiche residenziali da parte degli enti locali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto, è ovvio infatti che non possiamo mandare uno studente a studiare a diversi chilometri di distanza. Ci stiamo lavorando”.