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28.06.2026

Studiare la storia attraverso le fonti materiali: gli oggetti possono insegnare e “narrare” molto del passato

La quarta edizione della Conferenza annuale della SiDidaSt (Società italiana di didattica della storia), in programma per i giorni 3-5 settembre a Torino, sarà dedicata ad un tema che negli ultimi mesi è diventato di grande interesse, soprattutto dopo la pubblicazione del testo della Indicazioni nazionali del primo ciclo.
In apparenza il tema è semplice ma coinvolge non solo la questione dell’insegnamento della storia ma la stessa visione di scuola e di didattica.
Ma è vero, come si legge nel testo delle Indicazioni che alunni della primaria e della secondaria di primo grado non sono in grado studiare la storia usando le fonti?
La tesi, sostenuta persino da Ernesto Galli Della Loggia, “ispiratore” delle Indicazioni, è stata contestata fin da subito da molti storici che, con il convegno, di settembre cercheranno di prendersi la loro rivincita.

Secondo la SiDidaSt (e tutti gli altri promotori dell’iniziativa, Aimc, Cidi, Fnism e MCE) l’uso degli oggetti concreti è una metodologia concreta per sviluppare il “pensare storicamente” negli studenti, già a partire dalla scuola dell’infanzia.
L’insegnamento della storia attraverso gli oggetti viene proposto infatti come una metodologia concreta finalizzata a sviluppare negli studenti la capacità di “pensare storicamente”. Questo approccio si applica a tutti i livelli scolastici, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, e si articola attraverso diverse strategie didattiche.

Una di queste è quella che va dalla materialità al digitale: Il percorso didattico esplora il legame tra l’oggetto fisico (il reperto) e la sua dimensione nel mondo digitale.

Ma si può praticare anche l’archeologia del contemporaneo e la cultura materiale: si utilizza lo studio dei reperti moderni e dei gesti artigianali per rinnovare la didattica, ad esempio per il mondo greco antico o la storia medievale.
Gli oggetti, inoltre, possono essere usati come strumenti narrativi (“Oggetti che narrano”) o attraverso laboratori di “officina storica” dove la ricostruzione fisica dell’oggetto diventa un mezzo per l’apprendimento.
Ma l’oggetto può diventare persino un testimone politico e sociale: anche la politica ha i suoi oggetti e molti oggetti comuni possono raccontare grandi processi storici, come l’emancipazione femminile nel dopoguerra.

Nel corso dei tre giorni i docenti potranno partecipare a diversi laboratori pratici in programma, una vasta gamma di workshop (ben 12 tipologie) che spaziano dall’analisi di reperti del Museo Egizio alla storia della Resistenza attraverso gli oggetti.
Fra i laboratori previsti si segnalano

Storia della Resistenza: utilizzo di oggetti simbolici come la bicicletta o le “scarpe rotte” per raccontare le esperienze partigiane.
Vita quotidiana e scrittura: sperimentazione del cuneiforme con strumenti pratici per la primaria o l’analisi di oggetti per raccontare la vita quotidiana nel Medioevo.
Studio delle fonti biografiche: partire da un oggetto specifico, come una piastrina di riconoscimento, per ricostruire la storia degli Internati Militari Italiani (IMI).
Percorsi museali: utilizzo dei reperti del Museo Egizio, delle impronte digitali al Museo Lombroso o degli “oggetti della didattica” presso il Museo della Scuola per comprendere l’evoluzione delle istituzioni e della società.

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