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“Superare la concezione gentiliana che vedeva al vertice il liceo e in basso gli istituti tecnici”, l’affondo di Valditara sulle scuole di serie A e B

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Intervenuto nella trasmissione Porta a Porta in onda su Raiuno, il ministro dell’istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha discusso di alcune questioni riguardanti la scuola.

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E sul liceo del Made in Italy e gli istituti tecnico professionali, il ministro Valditara afferma: “C’è un disegno di legge che è un buon punto di partenza. Si tratta di un’iniziativa parlamentare che si inserisce in una valorizzazione complessiva dell’intelligenza italiana. La vera sfida è quella di rendere competitivo il nostro sistema di istruzione tecnico professionale. Un milione di posti di lavoro che non vengono coperti ogni anno per assenza di qualifiche corrispondenti, si tratta di qualifiche che dovrebbero essere offerte dalla filiera tecnico professionale. Il presidente di Confindustria a Brescia mi dice che non riescono a coprire 100 mila posti di lavoro perché il sistema tecnico professionale non ci dà le qualifiche. Abbiamo, a differenza di altri paesi europei, una frequenza molto elevata nel sistema liceale, 58%. Il sistema tecnico professionale deve essere aggiornato e diventare una scuola di serie A con la realizzazione di una grande riforma e superare quel concetto novecentesco di intelligenza e superare la concezione gentiliana di scuola, dove al vertice c’è il liceo e alla fine gli istituti tecnici. Dobbiamo tirare fuori dai ragazzi le loro abilità, quelle che gli permettono di farcela nella vita e di avere successo”.

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“La scuola ha ancora un senso? Come Achille e la tartaruga, sembra che noi rincorriamo i ragazzi”. La giornalista Borelli e la provocazione a Valditara

La giornalista Concita Borelli lancia una provocazione: “La scuola ha ancora un senso? Non significa levare importanza o autorevolezza alla scuola, però se i ragazzi reagiscono così, non è perché siano più cattivi rispetto a noi che ai nostri tempi avevamo un timore reverenziale nei confronti dei docenti. I ragazzi oggi riconoscono altri modelli, altre autorevolezze e altre autorità. Non è il caso di ripensare? Io ci credo molto a questo modello del docente tutor, ma mi sembra un po’ Achille e la tartaruga, il ragazzo non ce la fa, noi lo rincorriamo. E se noi inserissimo a scuola l’argomento social, web, la didattica a distanza? I ragazzi seguono. Molti liceali seguono sul web lezioni di professori universitari e si incantano. Non è il caso che la scuola cambi?”