I 7.000 posti che la scuola perderà, di cui quasi 5.000 docenti dell’organico di potenziamento e oltre 2.000 Ata, come indicato nel ddl di Bilancio di fine 2026 approvato dal Governo stanno facendo discutere: l’operazione, volta a far risparmiare allo Stato circa 252 milioni di euro l’anno a partire dal 2028, potrebbe non concretizzarsi .
Anche per protestare contro i tagli, con un appello pubblicato sui social il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana ha annunciato lo sciopero del 20 novembre. Oggi, 6 novembre, a Roma, presso il centro Congressi Frentani, durante la giornata nazionale dedicata alle RSU e TAS, Castellana ha ribadito le sue posizioni.
“Il 20 novembre non mi esporrò per diventare parlamentare, non ho velleità politiche – ha dichiarato – ma assieme a tutti i colleghi scenderemo in piazza perché crediamo in una scuola migliore. La nostra non è una posizione partitica ma politica per la Scuola. Sono deluso perché non ci sono mai risorse per la Scuola, l’istruzione pubblica non è mai una priorità.
E’ evidente la strategia politica, ci prendono in giro, non vogliono investire e allora prevedono tagli e poi pensano che dobbiamo anche ringraziarli, ma in realtà non abbiamo ottenuto nulla, è una strategia perversa. Questa legge di bilancio vuole il male del personale dipendente del pubblico impego, vuole punire il personale della scuola, nonostante sia il meno assenteista d’Europa”.
Le motivazioni dietro lo sciopero del 20 novembre si legano per Castellana anche all’assenza di una visione futura per l’istruzione. “I nostri ragazzi manifestano perché non vedono futuro e questo sta accadendo non solo in Italia. La logica è quella di un Europa che piuttosto che investire nella Scuola, investe in armi, lo Stato italiano nel 2027 avrà 41 miliardi di spese militari”.
Sui tagli previsti ha affermato: “Per le scuole paritarie non sono previsti tagli per loro non c’è la denatalità. Voglio però ricordare che si ricorre ogni anno a 30mila precari, perché l’organico di diritto non è sufficiente. La nostra federazione scenderà in piazza Santi Apostoli il 20 novembre per parlare solo di Scuola, Università e istruzione pubblica, non per fare campagna elettorale, la nostra piazza dovrà essere un monito per chiunque vincerà le prossime elezioni”.
Tra i motivi dello sciopero Castellana ha menzionato poi il bonus Carta Docente, l’abuso di precariato, il recupero dell’anno 2013, l’edilizia scolastica, per cui sono stati stanziati miliardi ma a cui non è seguito poi un reale controllo.
“Non vogliono una Scuola di qualità, vogliono che ci siano bravi sudditi piuttosto che bravi insegnanti, ma noi non lo saremo mai, con questo sciopero chiediamo che ci diano organici adeguati alle nostre esigenze, chiediamo sicurezza nelle scuole, chiediamo risorse. Oggi è il primo giorno della nostra mobilitazione. Il 17 terremo un’assemblea nazionale in tutta Italia – ha concluso – e il 20 saremo tutti in piazza, a parlare solo di Scuola, per salvare il futuro di questa nazione”.
“Cari colleghi, la nostra organizzazione sindacale ha deciso di scioperare il giorno 20 con motivazioni non partitiche ma legate esclusivamente alla Scuola e a tutto quello che è accaduto negli ultimi venti anni, con questo governo ma anche con i precedenti. Da anni si dice che non ci sono soldi ma poi le priorità sono sempre altre e della Scuola ci si dimentica. Noi sciopereremo non solo per i 7mila tagli previsti dalla legge di Bilancio di quest’anno ma anche per i 7mila tagli di quello prima, per la questione della Carta Docente, per il recupero del 2013, per gli esami di maturità, per la questione dei Tecnici e dei Professionali.
Scioperiamo per la confusione che vige ormai nelle scuole, per le segreterie oberate dalla burocrazia e perché i nostri edifici non sono in sicurezza, non si è fatto abbastanza con i fondi PNRR per l’edilizia scolastica. Scioperiamo perché siamo stanchi di essere insultati e di prendere botte da famiglie e da studenti, vogliamo andare sicuri a lavorare. Scioperiamo perché i nostri stipendi sono da fame, come anche quelli del personale ATA, come si pensa che una persona possa andare avanti con questi miseri compensi?
Scioperiamo perché non c’è un reclutamento stabile nel tempo, il precariato è considerato un bancomat. Scioperiamo perché ci siamo stufati di una scuola progettificio, vogliamo una Scuola dove al centro di tutto ci sia la didattica e lo studente, perché vogliamo essere insegnanti e non fare tutt’altro. Non possiamo essere psicologi e assistenti sociali. Scioperiamo perché vogliamo che la Scuola sia al centro dell’agenda politica e chiediamo da subito risorse per i nostri stipendi, scuole in sicurezza, sburocratizzazione e l’avvio della risoluzione del precariato. Dobbiamo pensare solo ad una Scuola di qualità e che abbia le risorse adeguate a costruire il futuro di questo Paese”, così Castellana ha annunciato di voler scioperare.
Il 3 novembre una dichiarazione del vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha scatenato la polemica: il leader della Lega, partito del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, si è smarcato dicendo di non sapere nulla dei tagli.
E Valditara? A quanto pare anche il ministro sarebbe rimasto sorpreso. Da fonti del Carroccio, riferisce l’Ansa, è stato riportato che “tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola”.
Anche il primo partito di Governo, Fratelli d’Italia, si è mosso: mercoledì 4 novembre, i vertici di FdI hanno messo in agenda un incontro via della Scrofa con la Cisl, proprio per confrontarsi sulla manovra e anche sugli interventi previsti dalla Manovra di fine anno.
In questo scenario, mentre la Legge di Bilancio deve ancora completare il proprio iter parlamentare e il testo potrà essere modificato attraverso gli emendamenti, La Tecnica della Scuola vuole dare spazio direttamente alla voce di docenti e personale scolastico.