Il caso della docente di scuola media che ha tagliato i capelli a un’alunna che faceva troppe domande ha riacceso un dibattito mai sopito: i titoli di studio e il superamento di un concorso sono davvero sufficienti per insegnare? Secondo un instant poll realizzato da Skuola.net su un campione di 780 studenti, il 90% è favorevole all’introduzione di test psicoattitudinali per chi sale in cattedra. Un dato netto, che solleva questioni complesse sulla selezione e il monitoraggio del corpo docente.
I numeri parlano chiaro. Secondo un’indagine condotta da Skuola.net insieme all’Associazione Nazionale Presidi su oltre 5.000 studenti, l’87% degli intervistati dichiara di essersi sentito almeno una volta sottovalutato o umiliato da un insegnante: il 30% dice che accade frequentemente, il 57% occasionalmente. In molti hanno commentato i risultati del sondaggio con esperienze dirette, descrivendo episodi di nervosismo, scatti improvvisi e reazioni sproporzionate. Come sintetizza uno degli studenti interpellati: “Prima ancora di insegnare, un docente dovrebbe essere in grado di gestire lo stress e il rapporto con gli studenti”.
La stessa indagine ridisegna il profilo del docente ideale secondo i ragazzi. Per 8 studenti su 10 contano soprattutto la capacità di motivare, valorizzare e coinvolgere la classe. La competenza disciplinare, pur ritenuta centrale, si ferma al 70% delle preferenze, tallonata dall’esigenza di ascolto verso chi è in difficoltà, indicata come fondamentale dal 69% degli intervistati. La dimensione relazionale pesa dunque almeno quanto quella didattica. Non a caso, il 76% degli studenti ritiene giusto che i docenti vengano valutati sul loro operato complessivo, e il 67% è favorevole a questionari anonimi di fine anno, sul modello universitario.
L’idea dei test psicoattitudinali non è nuova, ma il dibattito torna ciclicamente a ogni episodio di cronaca scolastica. Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, inquadra la questione in termini più ampi: “L’episodio di Mestre è solo la punta dell’iceberg di un malessere che i ragazzi vivono quotidianamente tra i banchi”. E aggiunge che uno screening psicologico periodico sarebbe utile anche per i diretti interessati: “Tra i docenti italiani, ben 1 su 2 presenta livelli critici su almeno uno degli indicatori di un possibile burnout”. Intercettare precocemente questi segnali, conclude Grassucci, “consentirebbe di tutelare sia gli studenti che i docenti”.